Capitolo 5 Un tiro
Lei non faceva parte completamente di quel mondo, si occupava dei contratti di acquisizioni aziendali e stipule per le pubblicità. Una collega ormai cara amica a volte le chiedeva consigli per le location. Pensò di scendere per chiederle se voleva un caffè. Aveva bisogno di distrarsi, aspettava l’ascensore già da un po’, si era fermato al quinto piano e così decise di prendere le scale. Anche lì regnava il caos, la società aveva ottenuto un grosso lavoro per una grande casa di moda e tutti i modelli scelti per il casting erano dappertutto, chi sulle scale, chi fumava, chi leggeva e chi chiacchierava. Amava vedere tanta bellezza contorniata da emozioni, paure e intelligenza. A dispetto di quello che pensava la maggior parte della gente di questi ragazzi, loro avevano un cuore, un anima e anche un cervello. Alcuni li conosceva di persona, si fermò a salutarli, chiedendo loro come stava andando la vita e se erano riusciti a trovare casa o stavano ancora in albergo. Uno di loro era Albert, che gli si avvicinò e l’abbracciò da dietro cingendole la vita.
«Albert che piacere vederti, quando sei arrivato?»
Un ragazzone dai capelli neri e occhi blu cobalto, dal sensuale profumo, arrivava da Londra. Ormai modello preferito di una famosa casa di profumi, Albert era solito invitare Lisa a pranzo, diceva che le portava fortuna e intanto imparava bene l’italiano. Quel giorno però lei non poteva proprio fermarsi, aveva perso anche fin troppo tempo con Eros e tutto il resto. Quando lo disse ad Albert ci rimase male però lei gli propose di mangiare un panino nel suo ufficio, Albert accettò sorridendo e mentre la baciava sulla guancia, un ragazzo fece capolino dietro la sua spalla.
«Ah, Lisa ti presento Jack, sai il mio …»
Lei finì la frase per lui.
«Il tuo ragazzo, piacere di conoscerti Jack.»
«Ma com’ è bello. Dove l’hai trovato questa meraviglia» gli sussurrò all’orecchio.
Risero di gusto e lei si avviò per le scale per andare a prendere due caffè alla macchinetta.
Con il nuovo capo non sapeva se poteva invitare i modelli. Lisa però non aveva intenzione di cambiare le sue abitudini per lui. Così si voltò dicendo: «Ti aspetto di sopra all’una, porta anche Jack, se vuoi.»
Trovò Lea impegnata a finire una scenografia.
«Si tratta del nuovo stilista, cosa ne pensi? Andranno bene questi colori? Purtroppo non riesco a fermarmi per il caffè.»
«Fa anche abbigliamento da donna, vero?» Chiese Lisa sorridendo.
«Ha fatto molti e bellissimi abiti, particolari.»
«Dovrò comprarne qualcuno. Ci vediamo più tardi?» Così dicendo si allontanò. Lea era dispiaciuta ma il lavoro aveva la precedenza, le promise che nel pomeriggio sarebbe salita all’ottavo piano per prenderlo con lei. Sulle scale incrociò Eros, era ancora senza la giacca e con il viso tirato, gli passò davanti come una furia e lei dovette appoggiarsi al muro per non essere travolta, si chiese se l’avesse vista. Fece spallucce, in fondo aveva tanti casini per la testa che andare a sommare anche quelli del suo capo, era sicuramente troppo. Erano solo tre piani e li percorse con facilità. Si fermò sulla scala esterna per fumare una sigaretta, in ufficio era vietato e la porta di ferro con i vetri spessi, si aprì.
«Me ne offre una?»
Quella voce calda e sensuale la colse di sorpresa, si girò a guardare chi le aveva fatto la richiesta.
«Non sapevo, che fumasse.»
Prese il pacchetto e gliela offrì, lui estrasse dai pantaloni l’accendino, il cielo era leggermente velato e la fiamma gli illuminò per un attimo gli occhi, le ciglia lunghe che formavano un ombra perfetta sulle guance, dove una barba incolta faceva da padrona, alzò lo sguardo, espirando una grande nuvola di fumo e la guardò intensamente.
«Allora mi dica, ha avuto notizie per il suo viaggio?»
«Non ancora.»
Non sapeva cosa volesse veramente, le tornarono alla mente le parole di Patty: «Tu gli piaci».
Mosse la testa in un impercettibile no, ma lui se ne accorse.
«A cosa sta pensando, Lisa?»
Si era sporta tenendo i gomiti appoggiati sulla ringhiera, la sigaretta stretta fra le dita e il fumo che le era rimasto bloccato in gola.
«A niente di preciso.»
Eros si mosse piano, avvicinandosi con attenzione, Lisa notò che non si accostava alla ringhiera e le venne da ridere, sapeva il perché.
«Soffre di vertigini?»
Il sorriso sulle sue labbra diventò largo e precisò:
«Un poco.»
Lisa si spostò verso l’interno del pianerottolo per non metterlo in imbarazzo. La sigaretta si stava consumando mentre il silenzio era l’unica cosa che sentiva, entrambi persi in qualche strano pensiero.
«Beh io ho finito, rientro. Ho ancora del lavoro da fare.»
«Aspetti Lisa, non scherzavo quando le ho detto di Parigi, se il suo viaggio salta, può sempre partire con me.»
Si sarebbe messa nei guai, lo sapeva bene, erano troppe le sensazione che provava quando lui la guardava. Certo che era in un bel pasticcio, Stefano da una parte e Eros dall’altra. Forse avrebbe dovuto dare forfait e tornare semplicemente alla sua vita, un po’ noiosa ma sicura, sotto quella coperta di speranze e sogni ancora da realizzare ma lei non era così, le piaceva sfidare il mondo, prendere la palla al balzo. Mise le mani sul maniglione antipanico e mentre lo spingeva si voltò, un sorriso le illuminò il viso, Eros buttò la sigaretta nel posacenere e la seguì.
La mente di Lisa era ormai proiettata a chilometri di distanza, in un abbraccio carico di passione. Quando non sapeva come affrontare una situazione era propensa a passare oltre, ad aspettare il momento giusto, ad assaporare ogni singola emozione e quella che lui gli aveva appena trasmessa, era senza dubbio piacevole.
«A dopo Lisa.»
«A dopo Eros.»
Il pensiero tornò di nuovo sconvolgendo le sue emozioni, come sarebbe stato fare sesso con lui? Le avrebbe concesso il piacere o l’avrebbe preteso e le sue labbra per un secondo si erano posate sulle sue. Doveva smettere di sognare ad occhi aperti.
