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Capitolo 3. La notte scorsa l’abbiamo trascorsa insieme

Damian parlò con un debole sorriso stampato sul viso. Di riflesso, tutti i presenti trasalirono, sbigottiti, e diressero lo sguardo su Kimberly. Il volto della donna si fece leggermente pallido, soprattutto sotto il peso di quegli sguardi puntati addosso.

La gola le si strinse in una morsa, la lingua le parve di pietra, e la mente si svuotò all’istante, incapace di mettere in fila due parole. Nella sua testa si chiedeva quando diavolo avesse mai incontrato Damian. Ma, un attimo! Aveva la vaga sensazione di aver già visto quella figura affascinante prima di allora. La voce profonda e lo sguardo di quell’uomo le erano familiari. A rinfrescarle la memoria fu soprattutto il profumo mascolino di Damian.

Mentre qualcosa riaffiorava a galla nella mente di Kimberly, il suo respiro si fece improvvisamente pesante. Le gambe le tremavano come gelatina, incapaci di sorreggerla. Il cuore batteva così forte nel petto da sembrare sul punto di romperle le costole. La donna scosse la testa, sforzandosi di convincersi che ciò che stava pensando fosse del tutto sbagliato.

No, è impossibile. Non è lui. Mi starò di certo sbagliando, pensò Kimberly, irrequieta e in preda al panico.

“Kimberly, dove hai conosciuto Damian?” le chiese Fidelya, fissando la nuora con un’espressione mista di curiosità e sospetto.

“Ecco, vede, io...” Kimberly si fermò per qualche secondo, cercando affannosamente la scusa più plausibile. A dire il vero, la splendida donna non sapeva proprio cosa inventarsi.

“Ho incontrato Kimberly per caso per strada. In quel momento lei non mi aveva visto, ero stato io a notarla. Volevo avvicinarla, ma andavo di fretta perché avevo del lavoro da sbrigare,” rispose Damian immediatamente, senza aspettare che fosse Kimberly a parlare. Il suo tono era calmo, del tutto disinvolto.

Kimberly deglutì a fatica, ascoltando le parole dell’uomo.

“Oh, capisco,” annuì Fidelya con un cenno del capo, soddisfatta.

“Beh, allora direi che è meglio spostarci nella sala da pranzo. La servitù ha già preparato tutto,” intervenne Rula, la nonna biologica di Fargo e matrigna di Damian, invitando tutti a procedere.

“Esatto. Forza, andiamo a mangiare! È ora di cena,” aggiunse Fidelya con calore.

Tutti obbedirono e si diressero verso la sala da pranzo. Durante il tragitto, Damian continuò a fissare Kimberly, che da quel momento si era stretta morbosamente al braccio di Fargo.

Una volta a tavola, i commensali cominciò a cenare. Un silenzio teso calò nella sala, senza che nessuno azzardasse una conversazione. Solo Kimberly, fin dal primo istante, rimase con la testa leggermente china sul piatto, non osando sollevare lo sguardo verso Damian, seduto proprio di fronte a lei.

“Kimberly, voi e Fargo avete intenzione di rimandare l’arrivo di un figlio?” domandò Fidelya, cogliendo Kimberly così di sprovvisa da farla quasi strozzare. Fargo le porse subito un bicchiere d’acqua e lei bevve a piccoli sorrisi.

“Grazie,” mormorò Kimberly con un fil di voce, posando di nuovo il bicchiere ancora mezzo pieno al suo posto.

“Mamma, io e Kimberly siamo sposati da poco. Non ci stiamo ancora pensando. C’è tutto il tempo,” rispose Fargo con tono fermo e deciso.

“Quello che dice Fargo è vero. Si sono appena sposati, lasciateli godere un po’ di romanticismo,” aggiunse Olsen, il padre di Fargo, presente fin dall’inizio ma notoriamente di poche parole.

Fidelya sospirò dolcemente. “Va bene, perdonatemi se sono impaziente. Ma, sinceramente, spero davvero che non aspettino troppo. Vorrei tanto tenere in braccio un nipote finché sono ancora in età.”

Kimberly sorrise amaramente a quelle parole. Dei bambini? Come avrebbero mai potuto avere figli lei e Fargo? Fino a quel momento, suo marito non l’aveva mai nemmeno sfiorata. All’improvviso, nella mente di Kimberly riaffiorò l’episodio della notte precedente. Maledizione! Come aveva potuto fare sesso con uno sconosciuto? Continuava a insultarsi mentalmente, maledicendo la propria stupidità.

“Damian, tu invece quando hai intenzione di metterti la testa a posto? Hai trentaquattro anni. Persino Fargo, che ne ha solo venticinque, si è già sposato. Come mai non ci pensi?” chiese Rula, guardando Damian con affetto.

La differenza d’età tra Damian e Fargo era di appena nove anni. Fidelya si era sposata giovanissima, il che spiegava perché i loro anni fossero così vicini. Addirittura, tra Damian e la stessa Fidelya intercorrevano solo nove anni di differenza, essendo lei molto più grande di lui. Questo accadeva perché Rula si era unita a Deston in giovanissima età, persino più giovane di quanto fosse Fidelya al momento delle sue nozze.

“Mi sposerò solo quando ne avrò realmente voglia,” rispose Damian con freddezza e un’espressione del tutto impassibile.

“Mh. Mi scusate un attimo, vorrei andare alla toilette,” s’intromise Kimberly, chiedendo il permesso di allontanarsi.

“Vuoi che ti accompagni?” le offrì Fargo, guardandola premuroso.

“Non serve, vado da sola,” rifiutò lei con un sorriso gentile. Come sempre, in pubblico Fargo recitava alla perfezione la parte del marito affettuoso e romantico, salvo poi tornare a essere freddo e distaccato non appena varcavano la soglia di casa.

Mentre Kimberly si incamminava verso la toilette, Damian continuò a seguirla con lo sguardo finché la sua figura non sparì del di vista. Sulle sue labbra si dipinse un sorriso sghembo. L’uomo sorseggiò il vino nel bicchiere, seduto con calma e totale relax, come se nulla fosse.

“Scusate, devo fare una chiamata urgente al mio assistente,” si scusò Damian, alzandosi in piedi.

Deston lo squadrò severamente. “Ma insomma, sei a cena e riesci a pensare solo al lavoro.”

“Solo un minuto, non ci metterò molto.” Damian si allontanò, lasciando la magnifica sala da pranzo e ignorando lo sguardo tagliente e glaciale del padre.

Kimberly si specchiò, cercando di regolarizzare il respiro. A dire il vero, la sua anima e la sua mente erano tutt’altro che in pace. Non sapeva cosa le stesse succedendo; da quando erano arrivati, lo sguardo del prozio di suo marito aveva il potere di farla sentire in un vicolo cieco.

Aprì il rubinetto e si rinfrescó il viso con l’acqua fredda. Un istante dopo, certa di essersi ricomposta, fece per voltarsi e uscire dalla stanza da grandine. Ma...

“Vuoi scappare di nuovo?” La voce profonda di Damian le fece quasi perdere l’equilibrio per la sorpresa, facendola barcollare all’indietro. Per riflesso, l’uomo fu lesto a prenderla al volo per la vita.

“Z–zio! P–perché sei qui?” Kimberly premette le mani contro il petto dell’uomo per costringerlo a mollarla. Tuttavia, invece di lasciarla andare, Damian la strinse ancora di più a sé.

“Zio, m–mi lasci andare!” protestò di nuovo lei, tentando di divincolarsi da quell’abbraccio soffocante.

Senza scomporsi, Damian le impresse una leggera spinta, inchiodandola con la schiena contro la parete fredda del bagno. Non pago, bloccò il corpo della donna con il proprio, impedendole qualsiasi movimento.

“Ti sei già dimenticata di ieri notte, mhm?” le sussurrò rauco all’orecchio.

La gola di Kimberly si serrò. La donna ebbe la sensazione che un masso le stesse bloccando il respiro. Quelle parole le spensero completamente il cervello, mentre il battito cardiaco accelerava vertiginosamente. Aveva le mani fredde e madide di sudore per la paura.

“C–cosa... N–non capisco cosa intendi, zio,” balbettò con immensa fatica.

Damian sorrise in modo enigmatico. Poi, sollevando una mano, le accarezzò dolcemente la guancia, sussurrandole contro la pelle: “Com’è possibile che tu sia scappata via all’alba dopo esserti goduta la notte? Avresti dovuto almeno salutare l’uomo che ha dormito con te, Kim.”

Il corpo di Kimberly si irrigidì di colpo. Il respiro le si mozzò in gola. Le parole di Damian le fecero gelare il sangue nelle vene. Nel giro di pochi secondi, i pezzi del puzzle si ricomposero nella sua memoria: quegli occhi, quella voce, quel profumo inconfondibile. Erano tre indizi che non poteva più ignorare. Le forze l’abbandonarono all’istante. Dentro di sé cercava disperatamente di negare l’evidenza, ma la realtà dei fatti era lì, spiattellata da quel tono inequivocabile.

“T–tu... t–tu—”

“Sì, stanotte l’abbiamo trascorsa insieme. Mi hai regalato una fantasia straordinaria, Kimberly. Peccato che tu sia fuggita la mattina presto; avrei voluto continuare a divertirmi ancora un po’ con te, Kim,” le sussurrò lui, con le labbra a un soffio dalle sue.

Kimberly scosse freneticamente la testa. No, era impossibile! Il suo cuore si ribellava a quell’idea, ma i conti tornavano tutti. Lo sconosciuto con cui aveva passato la notte era proprio Damian Darrel, il prozio di suo marito. Santo cielo! Sentiva di essere a un passo dall’infarto. Come aveva potuto finire a letto con il parente acquisito di suo marito? Doveva essere impazzita. La sera prima l’alcol l’aveva ridotta in uno stato tale da non riconoscere più nulla.

“I–ieri ero ubriaca. Non ricordo assolutamente niente. Per favore, dimentica tutto. Non serve rimuginarci sopra. Quello che è successo è stato solo un incidente, quindi chiudiamo qui la questione. Adesso allontanati da me, ti prego. Mio marito mi sta aspettando fuori,” replicò lei con quanta più dignità possibile, cercando di governare il fiato corto.

Damian le afferrò il mento con due dita, fissandola dritto negli occhi nocciola. “Perché dovrei dimenticare, mhm? Mi hai regalato momenti indimenticabili. È un vero peccato dover cancellare la notte scorsa. Il tuo corpo è magnifico, Kim. Mi piace da morire,” le sussurrò con voluttà direttamente nell’orecchio.

“Misura le parole! Io sono una donna sposata!” sbottò Kimberly, sopraffatta dall’emozione e dalla rabbia.

Damian emise una risata bassa, quasi a volerla deridere. “Ieri sera, però, mi hai confessato chiaramente che a tuo marito non importa nulla di te. Allora perché continui a recitare questa commedia davanti a tutti, Kim?”

“Ero ubriaca! Non si dà ascolto alle farneticazioni di una persona ubriaca! Io amo mio marito!” sputò velenosa lei, negando con forza ogni cosa.

Damian sorrise in quel modo misterioso che la faceva impazzire. Avvicinò ancora di più il mento della donna, portando le labbra a un millimetro dalle sue. “E tuo marito ti ama, mhm? Se fosse così, perché non ti ha mai sfiorata, Kim? È la prima volta che mi capita di incontrare una moglie che è ancora vergine.”

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