Capitolo 4. Una dolce minaccia
“Kimberly? Come mai ci hai messo così tanto in bagno?” protestò leggermente Fargo non appena Kimberly fece ritorno nella sala da pranzo.
“Scusa.” Fu l’unica parola che Kimberly riuscì a pronunciare. Si risedette accanto a Fargo, con un’espressione del viso che tradiva palesemente il disperato tentativo di nascondere il tumulto nel suo cuore e nella sua mente.
Non molto tempo dopo il suo ritorno nella sala da pranzo, Damian fece il suo ingresso con passo deciso. L’aura di quell’uomo affascinante era fredda e profondamente misteriosa.
“Damian, dove sei stato?” interrogò Deston il figlio.
“Ho solo parlato con una persona importante,” rispose Damian con un tono piatto, mentre guardava Kimberly, la quale appariva visibilmente pallida.
“Una persona importante? Chi? Ti sei forse avvicinato a qualche donna?” domandò Fidelya con curiosità.
“Si potrebbe dire di sì,” replicò ancora Damian, con un sorriso accennato sulle labbra.
“Oh, non vedo l’ora di conoscere la donna che ti ha fatto breccia nel cuore, Damian,” esclamò Fidelya con entusiasmo, chiaramente impaziente.
All’udire le parole di Damian, il volto di Kimberly si sbiancò ulteriormente e nei suoi occhi si dipinse il terrore. Scelse di abbassare lo sguardo. Davvero, non faceva che maledire la propria stupidità senza sosta. Come aveva potuto passare la notte con il prozio di suo marito? Solo a pensarci, le veniva voglia di sprofondare sottoterra.
Per tutta la durata della cena, Damian continuò a fissare Kimberly, che teneva la testa china, senza osare rivolgergli un’occhiata. Un debole sorriso affiorava sul suo volto. Nessun altro si accorse che lo sguardo di Damian era puntato unicamente su di lei.
Quando la cena si concluse, Kimberly invitò in fretta Fargo a tornare a casa. Salutarono l’intera famiglia. Damian rimase in silenzio per tutto il tempo e, persino quando Fargo e Kimberly se ne andarono per primi, non accennò ad alcuna reazione. Sul suo viso comparve soltanto un sorriso enigmatico e uno sguardo carico di un significato profondo.
Durante il tragitto verso casa, Kimberly non disse una sola parola. Fargo, dal canto suo, rimase concentrato sulla guida. La notte si era fatta fonda e le strade di Los Angeles erano illuminate a giorno dai lampioni, facilitando il passaggio dell’auto.
“Kimberly, che cosa c’è che non va?” le chiese Fargo, dandole una rapida occhiata. Per qualche ragione, sentiva che c’era qualcosa di diverso in lei.
“N–nulla, sto bene. Sono solo stanca morta e vorrei riposare al più presto,” rispose Kimberly in fretta, sforzandosi di abbozzare un sorriso.
“Saremo a casa tra poco e potrai riposarti quanto vorrai. Ricordati che domani mattina dovrai passare in azienda: ci sono dei documenti che devi firmare,” le ricordò Fargo con tono distaccato.
“Non potresti portarli a casa? Li firmo qui,” propose Kimberly, riluttante all’idea di uscire.
“No, non posso. Domani farò tardi. Ho assolutamente bisogno della tua firma: quei documenti sono fondamentali, visto che hai investito i tuoi soldi nella mia nuova azienda,” replicò Fargo, marcando le parole e costringendo implicitamente la moglie ad andare.
Kimberly emise un profondo sospiro, poi annuì rassegnata. Non aveva altra scelta, preferiva evitare discussioni. Fidarsi ciecamente di Fargo era l’unico modo per tenere in piedi il loro matrimonio.
Un ufficio dal design classico infondeva un’atmosfera di calma mentre Kimberly seduta sul divano veniva avvolta dal profumo di muschio che aleggiava nell’aria. La splendida donna prese a leggere con attenzione i documenti appena recapitati dalla segretaria. Era sola nell’ufficio di Fargo perché suo marito si trovava fuori per un incontro con alcuni partner commerciali.
Quando fu certa del contenuto delle carte, Kimberly le firmò senza indugio. Improvvisamente, il telefono di Fargo iniziò a squillare. Sospirando debolmente, si accorse che il marito lo aveva dimenticato lì. Raccolse l’apparecchio e guardò confusa il nome che compariva sullo schermo.
“Gilda? Perché Gilda chiama Fargo?” mormorò Kimberly con un’espressione seria. Un attimo dopo, fece per rispondere alla chiamata, ma arrivò troppo tardi perché Fargo, rientrato all’improvviso, le strappò il telefono di mano.
“Non permetterti di rispondere alle mie chiamate, Kimberly!” la ammonì lui con voce piuttosto alta.
L’espressione di Kimberly mutò nel vedere l’uomo così infuriato con lei. “Perché la mia sorellastra ti sta chiamando? Da quando in qua hai confidenza con Gilda?”
Gilda Olaf era la sorellastra di Kimberly. Cinque anni prima, Kimberly aveva perso la madre a causa di una grave malattia. Un anno dopo la sua scomparsa, il padre si era risposato con vedova che aveva una figlia di nome Gilda Olaf. Si poteva dire che il rapporto tra Kimberly e Gilda non fosse mai stato buono; Gilda cercava sempre guai per futili motivi. Quello che Kimberly non riusciva a comprendere era il motivo per cui Gilda stesse chiamando Fargo, dato che era certa non vi fosse mai stata alcuna confidenza tra loro.
“Ho degli affari in sospeso con lei,” rispose Fargo con tono piatto e freddo.
“Quali affari? Gilda fa la modella. Che genere di affari può avere a che fare con lei?” insistette Kimberly, pretendendo una spiegazione dal marito.
“Smettila con queste accuse, Kimberly! Ho davvero degli affari con Gilda. Lavora come modella nell’azienda di un mio amico,” disse Fargo con fermezza e un filo di stizza. Nei suoi occhi, tuttavia, balenava una leggera nota di preoccupazione e ansia.
“Scusi, signor Fargo?” Una segretaria fece il suo ingresso nell’ufficio, interrompendo di netto la loro discussione.
“Che c’è?” Fargo distolse lo sguardo, puntandolo sulla dipendente.
“Signore, c’è il signor Damian Darrel fuori. Posso farlo entrare?” domandò la segretaria, cogliendo Kimberly di sorpresa.
“Fai entrare mio zio,” rispose Fargo con indifferenza.
“Subito, signore.” La segretaria accennò un inchino e si fece da parte.
“Fargo....”
Le parole di Kimberly si spensero in gola quando vide Damian varcare la soglia dell’ufficio. Il suo viso si tinse di puro terrore e il cuore prese a battere all’impazzata alla vista di quell’uomo. La sera prima, Fargo non le aveva affatto accennato alla presenza di Damian. Se solo lo avesse saputo, avrebbe fatto carte false pur di rifiutare l’invito del marito a recarsi in azienda.
Santo cielo, perché quell’uomo deve trovarsi proprio qui? pensò Kimberly in preda all’ansia.
“Zio, siediti pure! Grazie per essere venuto,” esclamò Fargo rivolgendosi a Damian.
Lui annuì brevemente e prese posto non lontano da Kimberly. Un sorriso affiorava sulle sue labbra: sapeva benissimo che lei era sconvolta e terrorizzata nel vederlo, ma mantenne un atteggiamento calmo e rilassato, come se non vi fosse alcun problema al mondo.
“Kimberly, lo zio Damian sarà il principale investitore della mia nuova azienda,” le disse Fargo, informandola.
“Oh, capisco.” Kimberly sfoggiò un sorriso di circostanza a quella notizia. Aveva la gola completamente chiusa e le parole si rifiutavano di uscire, mentre la paura e l’angoscia continuavano a divorarla.
Il telefono nelle tasche dei pantaloni di Fargo vibrò con insistenza. Alla vista di quella chiamata ricevuta proprio davanti alla moglie, l’espressione di Fargo si fece tesa e tradì un certo nervosismo, sebbene cercasse in tutti i modi di mascherarlo.
“Scusate, devo correre un attimo in bagno.” Detto ciò, Fargo lasciò soli Damian e Kimberly nella stanza.
“Fargo, aspetta!” Kimberly avrebbe voluto seguirlo, ma quale scusa avrebbe potuto accampare? Era impossibile correre dietro al marito che andava alla toilette.
“Non sapevo che esistesse una donna disposta a sborsare una cifra così ingente per il proprio marito. Davvero notevole! È raro incontrare una donna come te, Kim,” commentò Damian, scorrendo i documenti posati sul tavolo. Per lui quell’ingente somma rappresentava una bazzecola, ma riconosceva l’investimento fatto da Kimberly.
Kimberly espirò rumorosamente a quelle parole, lanciandogli un’occhiataccia fredda e ostile. “Fargo è mio marito, è mio dovere aiutarlo. I soldi non sono un problema.”
“Già, una moglie esemplare,” ironizzò Damian con un sorriso enigmatico. Prese la penna, firmò i documenti, poi li posò sul ripiano e fissò intensamente Kimberly. “Non fare la preziosa, Kimberly. Si può essere gentili, ma mai stupide.”
“Che cosa vorresti dire?” Kimberly aggrottò la fronte, acuendo lo sguardo sul patrigno del marito.
Damian non aggiunse altro: all’improvviso le afferrò una mano e la tirò a sé, stringendola in un abbraccio soffocante prima che potesse protestare.
“M–mi lasci andare, z–zio!” esclamò Kimberly, colpendolo con i pugni sul petto muscoloso.
“Chiamami per nome, Kim,” le sussurrò rauco all’orecchio.
“Non fare sciocchezze, zio! Lasciami andare! Mio marito potrebbe tornare da un momento all’altro!” replicò lei con voce ferma, tradendo una reale e profonda paura.
“Pronuncia il mio nome e ti lascerò andare,” insistette lui, mentre le accarezzava rudemente una guancia.
“Damian Darrel, lasciami andare!” sbottò Kimberly con decisione, respirando a fatica per l’agitazione.
Damian abbozzò un sorriso misterioso e allentò la presa, senza però mollarla del tutto. Le sollevò il mento con due dita, avvicinando la sua bocca alla propria. “Quando ti arrabbi sembri una tigre inferocita. Questa tua grinta mi piace, Kim,” le sussurrò all’orecchio.
“Sei pazzo, Damian! Io sono una donna sposata! Dimentica quello che è successo quella volta!” gridò lei per metterlo in guardia.
“Purtroppo mi è impossibile dimenticare la mia nuova fantasia, Kim,” rispose lui, fissando profondamente gli occhi nocciola di Kimberly, che ardevano di rabbia. “Sono curioso: come la prenderebbe tuo marito se scoprisse del nostro piccolo scandalo?”
A quelle parole, il viso di Kimberly impallidì a vista d’occhio, sopraffatto dallo spavento. “T–ti avverto: se solo ti viene in mente di dire a qualcuno quello che è successo nel locale, io ti—”
“Tu cosa, Kimberly? Vorresti forse minacciarmi, mhm?”
“Sì! Ti farò passare la voglia se provi a fiatare con qualcun altro! Non sto scherzando, Damian!” tuonò lei con enfasi.
Damian scoppiò di nuovo a ridere di fronte a quella minaccia. Era la prima volta in vita sua che qualcuno osava sfidarlo in quel modo. L’uomo la attrasse ancor più a sé, al punto che le loro labbra arrivarono a sfiorarsi e i loro respiri si fusero in un unico bacio invisibile. I suoi occhi castano scuro inchiodarono quelli nocciola di Kimberly.
“Una minaccia davvero deliziosa, Kim. La tua audacia mi piace.”
