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Il Fascino Proibito dello Zio di Mio Marito

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Abigail Kusuma
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Riepilogo

Kimberly Davies sognava un matrimonio da favola, come una principessa delle storie incantate. Tuttavia, tutti i suoi sogni erano andati in frantumi quando la realtà non era riuscita a soddisfare le sue aspettative. Suo marito la ignorava costantemente e, dal giorno in cui si erano sposati, Kimberly si era sentita indesiderata. Con il cuore in mille pezzi, Kimberly era andata in un locale notturno. Eppure il destino sembrava ripeterle uno scherzo crudele. La splendida donna si era ubriacata ed era finita nel letto di Damian Darrel, un uomo pericoloso che è il prozio di suo marito. Cosa accadrà adesso tra Damian e Kimberly? La loro relazione proibita li ha intrappolati come se fossero sperduti in un labirinto. Il destino li farà unire, oppure la separazione sarà il loro destino?

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Capitolo 1. Intrappolata dallo Stronzo

“Vodka,” disse freddamente Kimberly al barman, la voce appena un soffio tagliente che si perdeva nel baccano assordante del locale.

“Subito, signorina,” rispose immediatamente il ragazzo dietro il bancone, facendo scivolare agilmente il bicchiere trasparente colmo di ghiaccio e distillato verso di lei.

Kimberly mandò giù la vodka d’un fiato, sentendo il liquido ardere come fuoco vivo lungo la gola. Non si trattava di un solo bicchiere: continuò a chiederne altri, inseguendo quel bruciore anestetizzante che sembrava l’unico rimedio capace di zittire i pensieri martellanti nella sua testa. Di tanto in tanto, sollevava lo sguardo per dare un’occhiata svogliata al mare di persone che affollavano la pista da ballo, e in quei momenti le veniva quasi da ridere di se stessa, di quanto patetica fosse la sua situazione.

Erano tutti accoppiati, avvinti in abbracci così stretti da sembrare un tutt'uno, con un’aria di intima felicità che le feriva gli occhi. E lei? Lei se ne stava lì da sola, seduta su uno sgabello imbottito, a bere ininterrottamente, ondeggiando leggermente e fuori tempo al ritmo della musica jazz che il DJ continuava a mixare dalla console sopraelevata.

Quella donna dai folti capelli castani e gli occhi grandi, color nocciola, non era di certo passata inosservata agli sguardi famelici di molti uomini presenti nel locale. Molti l’avevano fissata apertamente, e alcuni avevano persino avuto il fegato di avvicinarsi per invitarla a ballare, sperando in un facile aggancio. Ma nessuno di loro era riuscito a catturare minimamente l’interesse di Kimberly, la cui mente era altrove, intrappolata in un incubo coniugale.

“Del whisky, per favore,” mormorò una voce maschile, profonda e vellutata, che giunse improvvisamente alle orecchie di Kimberly da parte dell’uomo seduto sullo sgabello proprio accanto al suo.

Lei si voltò lentamente verso di lui, socchiudendo gli occhi per mettere a fuoco la figura e cercando disperatamente di collocare quel volto all’apparenza familiare nella memoria. Ma l’alcol che le stava annebbiando la mente rendeva ogni sforzo cognitivo incredibilmente faticoso e confuso.

Bello. Dannatamente bello. Fu questo il primo, immediato pensiero che attraversò la mente di Kimberly. Eppure, per quanto si scervellasse, continuava a non riuscire a ricordare chi diavolo fosse. Per il suo cervello obnubilato dai fumi dell’alcol, quell’uomo rappresentava la quintessenza dell’attrazione, il più affascinante tra tutti quelli che l’avevano circuita o guardata nel corso della serata.

“Perché mi fissi a quel modo?” domandò l’uomo con un sorriso sornione, sorseggiando con calma il bicchiere di whisky che il barman gli aveva appena allungato. I suoi occhi scuri e magnetici si bloccarono immediatamente su quelli di Kimberly, mentre un debole e incredibilmente seducente sorriso si dipingeva lentamente sulle sue labbra ben disegnate.

“Ci conosciamo? La tua faccia mi è stranamente familiare,” bofonchiò a mezza voce Kimberly, inclinando la testa e fissando intensamente gli occhi dello sconosciuto. La sua corporatura forte, imponente e profondamente mascolina era fasciata con eleganza in un abito nero sartoriale; la mascella era squadrata e decisa, il naso dritto e incredibilmente prominente.

Kimberly fu costretta ad ammettere tra sé e sé che quell’uomo sembrava uscito da un mito greco, una perfetta divinità scolpita direttamente nella carne. Persino nel modo in cui beveva, nei piccoli movimenti del collo e delle mani, le appariva di una sensualità sfacciata e travolgente. Era una follia pura: l’alcol le stava palesemente dando alla testa, altrimenti non si sarebbe mai ritrovata a contemplare con così tanta ammirazione un perfetto sconosciuto in un locale notturno.

“Che ne pensi? Secondo te ci conosciamo?” domandò di rimando l’uomo, muovendosi impercettibilmente più vicino, riducendo quasi del tutto la distanza che li separava. I suoi occhi profondi sembravano quasi volerla ipnotizzare.

“Forse assomigli soltanto a qualcuno che conosco di vista. Lascia stare, fa finta che non abbia detto nulla. Ho la testa che mi gira a cento all’ora... mi sarò certamente sbagliata,” rispose lei con un sospiro rassegnato.

Kimberly ridacchiò dolcemente, quasi incredula della propria confusione. “Forse assomigli solo a qualcuno che conosco. Lascia stare. Mi gira la testa... mi sarò di sicuro sbagliata.”

“Ma si può sapere perché te ne stai qui da sola in un posto del genere?” chiese l’uomo, senza mai distogliere lo sguardo intenso da lei, studiando ogni minimo dettaglio del suo viso. “Hai l’aria di una donna che ha appena ricevuto una grossa delusione. C’è forse qualche problema con il tuo partner?” La sua voce era bassa, roca, e gocciolava di una seduzione pericolosa e calcolata.

“Il cuore spezzato?” Kimberly scoppiò in una risata amara. “E perché mai dovrei avere il cuore spezzato? Sono venuta qui semplicemente perché stasera mi annoiavo a morte a casa mia. Niente crepacuore per Kimberly Davies, te lo assicuro.”

Un sorriso enigmatico e misterioso curvò le labbra dell’uomo. Le palpebre pesanti di Kimberly, appesantite dalla stanchezza e dai drink, risultavano incredibilmente provocanti. Il suo corpo era magnifico — no, era mozzafiato. Linee e curve perfette, seni sodi e invitanti che sembravano voler rompere la stoffa. L’abito rosso fuoco, rigorosamente senza spalline, la fasciava aderente come una seconda pelle, facendola apparire come un angelo caduto nella foschia densa e fumosa del locale notturno.

“Beh, in tal caso, siamo esattamente sulla stessa barca. Anche io sono qui da solo. Che ne diresti di farmi compagnia e venire a ballare con me?” le propose lui con nonchalance, tenendo gli occhi fissi sulla figura leggermente instabile di Kimberly.

“E io dovrei accettare la tua offerta così, su due piedi?” lo provocò lei, divertita, rigirandogli la domanda con un guizzo di civetteria.

Improvvisamente, a causa di un falso movimento, il corpo di Kimberly oscillò in avanti in modo pericoloso, rischiando di perdere l’equilibrio e cadere dallo sgabello. L’uomo fu fulmineo: le sue braccia scattarono con precisione millimetrica per cingerla al volo e sorreggerla. Il contatto fu così ravvicinato da azzerare ogni distanza. Il profumo inebriante della sua colonia mascolina le inondò violentemente i sensi, facendo impennare i battiti del suo cuore e scatenando una scossa elettrica lungo la spina dorsale. Le endorfine esplosero nel suo flusso sanguigno. La mente di Kimberly cominciò a tessere fantasie audaci e proibite mentre quel bell’uomo sconosciuto la teneva stretta contro il suo petto muscoloso.

“Faresti molto meglio a dire di sì. Tu sei terribilmente sola, e lo sono anch’io,” sussurrò lui con un timbro basso e roca, vicinissimo alle sue labbra, al punto che il suo fiato caldo le accarezzava la pelle. “Abbiamo disperatamente bisogno l’uno dell’altra.”

Kimberly sorrise debolmente, socchiudendo ancora di più gli occhi per via della vertigine. “Allora smettila di fare domande superflue. Prendi la mia mano e portami dritta sulla pista da ballo.”

Un ghigno di pura soddisfazione si dipinse sul volto affascinante dello sconosciuto. Senza aggiungere un’altra sola parola, la prese saldamente per mano e la guidò attraverso la calca, unendosi alla massa di corpi che si muoveva sinuosa al ritmo della musica.

Con il passare delle ore, man mano che la notte avanzava nel suo percorso, il locale diventava inevitabilmente sempre più rumoroso, caldo e soffocante. Le ritmiche jazz avevano lasciato definitivamente il posto a melodie molto più lente, avvolgenti e cariche di sensualità. L’uomo le cinse con decisione e possessività la vita con entrambe le braccia, stringendola forte a sé. Ballavano incredibilmente vicini, incollati l’uno all’altra come due amanti consumati da una passione irrefrenabile.

“Kimberly... Io mi chiamo Kimberly. Ma tu, insomma, perché non mi hai ancora detto come ti chiami?” bofonchiò lei con voce impastata, sempre più preda dell’alcol. Le sue mani morbide si erano intanto intrecciate morbidamente dietro la nuca dello sconosciuto. Nonostante lo stato di profonda alterazione in cui versava, una parte logica del suo cervello aveva appena notato che quell’uomo non si era ancora degnato di dirle il suo nome.

“Hai già pronunciato il tuo bel nome abbastanza volte, Kim,” mormorò lui a bassa voce, mentre con una mano le accarezzava con infinita delicatezza una guancia arrossata.

Gli occhi di Kimberly si strinsero in una fessura di finto rimprovero. “Stai barando spudoratamente. Io mi sono presentata, mentre tu continui a non dirmi il tuo.”

Lui sorrisero appena, divertito da quella caparbietà, poi allungò le dita per afferrarle dolcemente il mento, costringendola a sollevare il viso. “Sono assolutamente certo che tu conosca già molto bene il mio nome, in fondo.”

Kimberly si accigliò visibilmente, corrugando la fronte nel tentativo disperato di concentrarsi e pensare, ma la fitta nebbia dell’alcol le impediva di mettere a fuoco qualsiasi ricordo coerente. Alla fine, sbuffò e decise di lasciar perdere.

“E si può sapere perché un uomo bello e affascinante come te se ne va in giro completamente solo?” tornò a bofonchiare con tono lamentoso.

Lui emise una risata breve e profonda, un suono incredibilmente sexy che le fece vibrare il basso ventre. “Ma io non sono affatto solo. In questo preciso istante sto ballando con la donna più interessante del locale.”

“Ah, beh... detto così in effetti non fa una piega,” ridacchiò scioccamente Kimberly, mettendosi improvvisamente in punta di piedi per baciarlo con sfacciata audacia. Dapprima fu un contatto semplice, quasi casto, ma nel giro di pochi secondi lei stessa decise di approfondirlo, socchiudendo le labbra e iniziando a succhiare quelle di lui con una foga inaspettata.

“Dilettante,” la prese affettuosamente in giro l’uomo, coadiuvando il gesto con le mani che le cuccavano dolcemente il viso, fissandola dritto negli occhi mezzi chiusi per la passione. “Il tuo modo di baciare è ancora decisamente da dilettante, mia dolce Kim.”

“E allora fammi vedere tu come si fa per bene,” sussurrò Kimberly con un tono di voce così denso di malizia da risultare quasi irriconoscibile persino a se stessa.

Udendo quella sfida velata, l’uomo non se lo fece ripetere due volte: le premette nuovamente e con decisione le labbra sulle sue, catturando la sua bocca in un bacio profondo, esperto, fatto di leggere suzioni e piccoli morsi appena accennati che la costrinsero a schiudere del tutto le labbra per accoglierlo. Un lungo, profondo sospiro di totale abbandono sfuggì alle labbra di Kimberly mentre quel bacio straordinario sembrava incendiare uno a uno tutti i nervi del suo corpo. Era un’esperienza totalmente inebriante.

“Sai baciare davvero molto bene,” sussurrò Kimberly con un filo di voce, rimanendo vicinissima alla sua bocca, con il respiro che si mescolava al suo. “Rimani con me per tutta la notte. Voglio assolutamente passarla insieme a te.”

Lui le tracciò lentamente il contorno delle labbra con il polpastrello del pollice, guardandola con un’intensità quasi pericolosa. “Non azzardarti a lanciarmi simili sfide, Kim. Te ne pentiresti amaramente prima dell’alba.”

“Non me ne pentirò affatto,” replicò lei con caparbietà, premendo con forza il proprio petto contro il suo torace muscoloso. “Fammi compagnia stanotte. Non sei stato tu poco fa a dire che siamo due anime sole in cerca di calore?”

Lui le tirò leggermente il mento verso l’alto, catturando nuovamente la sua bocca in un bacio che questa volta si fece molto più esigente, passionale e possessivo. Le sue mani vigorose le strinsero la vita con una presa ferrea, quasi a volerla marchiare, spremendo ogni residuo di lucidità e stuzzicando in modo implacabile le fiamme di un desiderio ormai impossibile da spegnere.

“Devi sapere una cosa, Kim,” mormorò lui contro le suelabbra, con un tono che non ammetteva repliche. “Una volta che avrai deciso di cede la tua anima e il tuo corpo a me, non ci sarà più alcuna possibilità di tornare indietro.”