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Capitolo quattro

"Siete rimasti per tutto il tempo a guardarmi?!" Prorompo a voce un po' troppo forte. Loro erano qui che mi fissavano mentre mi lanciavo da una finestra a quattro metri di altezza e non hanno fatto niente per aiutarmi.

"Perché avremmo dovuto aiutarti? Tu non fai parte del nostro branco" dice Reed con tono sarcastico e sprezzante.

"Beh, tecnicamente non ancora, ma ne farò parte quando ci sposeremo, ricordi?" Rispondo a mia volta curiosa di sapere quale sarà la sua risposta. Lui fa per girarsi, ma poi ci ripensa e mi guarda con aria di superiorità: "non sei ancora mia moglie e io non ti devo proprio niente."

La sua affermazione mi lascia basita, volto la testa di scatto per non dargli la soddisfazione di vedermi in queste condizioni. Non dovrebbe importarmene nulla di ciò che pensa, ma non è così. Gli occhi iniziano a pizzicarmi e con le mani tiro via le poche lacrime di vergogna e dolore che sfuggono al mio controllo.

"Dai ragazzi, smettetela, siamo venuti tutti qui per andare al torrente, no?" Beyard mi prende una mano prima che possa accorgermene e mi trascina verso il bosco, non curandosi di suo fratello. Percorriamo qualche metro di passo veloce per mettere un po' di distanza fra noi e Reed.

Il bosco è calmo e, come sempre, riesce a tranquillizzarmi. Sopra di noi le fronde degli alberi ondeggiano creando un sottofondo naturale insieme al cinguettio degli alberi. Sembra quasi di essere entrati in un mondo parallelo, lontano dai territori del branco dei Grey, così cupi e tormentati. Fra le foglie si intravede il cielo che ha assunto una bellissima sfumatura cerulea al posto del grigio chiaro di stamattina.

"Non devi prendertela, da quando nostra madre non…" la voce di Beyard si spezza per un secondo, abbassa lo sguardo per fissare il terriccio e un ammasso di foglie ai nostri piedi per poi continuare: "...si insomma, da quando lei non c'è più Reed non è più lo stesso. Prima era più simpatico e gentile, te lo garantisco!”

“Sarà, ma è stato molto scortese nei miei confronti. Non ho chiesto io di venire nel vostro branco, né di doverlo sposare per forza. Il minimo che uno si aspetta è un po’ di gentilezza.”

Beyard salta giù da un sasso e mi porge la mano per aiutarmi. Mentre l’afferro il vestito si impiglia in un cespuglio, ma ormai è troppo tardi, sto già saltando quando lo sento strapparsi inesorabilmente. Capisco che anche Beyard ha sentito lo strappo perché si sporge verso l’orlo dell’indumento per valutare i danni.

Mi mordo la lingua e stringo gli occhi per non dover guardare: “E’ molto grave?” La mia voce esce come un sussurro, ma abbastanza forte perché lui possa sentire. “Io credo che non sia riparabile, la prossima volta che decidi di allontanarti per un’allegra scampagnata nel bosco, però, ti consiglio di evitare i vestiti!”. Scoppio in una fragorosa risata, di quelle che fanno bene al cuore e allo spirito. Mi inginocchio per osservare il danno e non mi resta altro da fare che convenire con Beyard sul fatto che, ormai, sia irrecuperabile. “Beh, in ogni caso dubito che sarei riuscita a nascondere questa fuga a mia madre. Hey, lo senti?” Tendo le orecchie e in lontananza, finalmente, si sente il rumore dell’acqua. All’improvviso vengo spinta in avanti nel momento in cui Reed ci supera correndo al grido di: “L’ultimo che arriva è un pappamolle!”

Io e Beyard iniziamo subito a rincorrerlo spintonandoci per cercare di arrivare per primi. Reed è molto veloce, ma credo di poter battere Beyard, la sua corporatura, più bassa e tozza di quella del fratello, lo fa procedere più lentamente e in modo goffo, quasi buffo. Lo supero con qualche falcata più lunga e poi mantengo il mio vantaggio cercando di ostacolarlo. Sono così presa dalla corsa che quando alzo gli occhi e vedo il corso d’acqua a pochi passi da me quasi non me ne capacito e mi ci butto a capofitto senza esitazione. I ragazzi fanno lo stesso liberandosi delle camicie troppo strette e iniziando a schizzare l’acqua da tutte le parti.

“Non ci credo, ti sei fatto battere da una bambina di dieci anni!” Urla Reed a suo fratello che arrossisce leggermente in volto e gli schizza addosso ancora più acqua, se possibile. Ora lo posso vedere, un ragazzo tormentato dai demoni del passato, che prova a sopravvivere e si preoccupa per il fratello. Reed e Beyard hanno un rapporto completamente diverso da quello che ho io con Clayton, parlano poco fra di loro, non c’è bisogno di tante parole, è come se si leggessero nel pensiero. Io e Clay, invece, parliamo sempre, a volte anche fino a tarda notte quando dovremmo dormire, litighiamo e facciamo pace, ma non potremmo mai stare lontani, anche sé temo che un giorno dovremo separarci per forza.

“Ruby!” Il mio nome proviene dalla direzione dell’Auditorium e la riconosco fin troppo bene: mio padre. Il tempo è passato talmente tanto in fretta che non mi sono accorta di quante ore io sia stata lontana dai miei. Reed e Beyard alzano lo sguardo in quella direzione, stanno per uscire dall’acqua e rimettersi le camicie quando alle loro spalle compare un enorme lupo grigio. Questo atterra Reed in una frazione di secondo e i suoi lunghi artigli penetrano nella carne del ragazzo.

“Reed!” Nell’esatto istante in cui pronuncio il suo nome, dalle sue labbra esce un rantolo di dolore, ma i suoi occhi sono fissi in quelli del lupo, determinati e arrabbiati. Prova a spostare una zampa del grosso animale, ma questa affonda sempre di più nel suo petto. Mi sporgo in avanti per andare ad aiutarlo ma Beyard mi ferma prima che possa muovere qualche passo.

“Ti prego stai ferma o peggiorerai le cose.” Lo sussurra al mio orecchio, sperando di non essere udito. Il suo sguardo è una lastra di pietra, non riesco a leggere nessun tipo di emozione. Come può lasciare che suo fratello subisca questa tortura? Vorrei urlarglielo in faccia, ma la mia attenzione viene catturata da un movimento: il lupo sta lentamente cambiando forma, trasformandosi in Richard Grey. Le mie gambe hanno un leggero tremore nel momento in cui il mio cervello processa ciò che sto osservando: un padre che infligge volontariamente del dolore al figlio.

“Avevi una sola cosa da fare Reed: comportarti bene ed essere un buon padrone di casa e tu ti fai scappare una ragazzina nel bosco?!” Il suono sordo della pelle del viso di Reed che si infrange contro la mano del madre mi fa accapponare la pelle. “Ora ti scuserai con i suoi genitori e poi ce la vedremo io e te questa sera.”

La piccola radura si affolla subito di altri membri del branco dei Grey che portano una coperta al loro capobranco per coprirsi. I miei genitori piombano su di me con domande preoccupate e le loro mani viaggiano sul mio corpo per controllare che io non sia ferita, ma non li sento veramente, i miei occhi sono per Reed che si alza a fatica da in terra, il petto cosparso di rivoli di sangue, le ferite che si stanno già parzialmente rimarginando grazie alla guarigione veloce.

“Stai bene?” dico a bassa voce. Mia madre mi chiede di ripetere, ma le parole sono già arrivate alle orecchie di chi erano destinate: Reed alza la testa nella mia direzione e con mia grande sorpresa mi fa l'occhiolino quando nessuno lo sta osservando.

“Alfa Black.” Nonostante le ferite e l’episodio traumatico appena avvenuto, la sua voce è ferma e calda, oserei dire quasi diplomatica. Mio padre si gira nella sua direzione e gli fa cenno di parlare. “Mi dispiace molto di aver attirato sua figlia nel bosco, la colpa non è sua o di mio fratello, solo mia e sono pronto ad accettare la sua punizione sé lo riterrà necessario.” E’ una bugia, non è stato lui a chiedermi di venire nel bosco, ma Beyard.

Reed abbassa la testa e si inginocchia davanti a mio padre in segno di rispetto e aspettando la sua punizione. Negli occhi di mio padre scorgo un’attimo di esitazione prima che dica: “No ti punirò per ciò che è successo qui oggi, mia figlia è incolume”, poi si rivolge a Richard: “Grazie per la tua ospitalità Alfa Grey, ma ora dobbiamo tornare nei nostri territori.”

Ed è così che si conclude la nostra visita nel territorio dei Grey, nei minuti successivi torniamo alla macchina attraverso il bosco, scortati dagli uomini di mio padre, senza che nessuno emetta un fiato. Prima di salire in macchina mi giro verso la famiglia Grey e l’Auditorium alle loro spalle: la prossima volta che tornerò qui avrò diciotto anni e sarà per sposare Reed Grey.

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