Capitolo cinque
Non so bene cosa ne sarà di me, ho solo una certezza: domani compirò diciotto anni e dovrò lasciare la mia casa natale, i miei genitori, mio fratello e la mia migliore amica. Ho sempre cercato di tenere lontane le persone dato che fin da quando ne ho memoria sapevo che avrei dovuto sposare Reed Grey una volta diventata adulta e questo avrebbe comportato molte conseguenze. Ho provato a oppormi con tutte le mie forze al volere di mio padre e dell’Alleanza, ma non c’è stato nulla da fare: sposerò un uomo che non ho quasi mai visto e, sicuramente, che non conosco.
“Sapevo che ti avrei trovata qui sorellina!” La voce calda di mio fratello arriva alle mie orecchie come una sorta di medicina che riesce a scacciare qualsiasi pensiero negativo e angosciante.
“Lo sai che non voglio che mi chiami così, Clayton.”
“Lo so, ma potrebbe essere una delle ultime volte che ti dò fastidio e non voglio assolutamente farmi scappare l’occasione!” Si siede di fianco a me sopra un masso e tira un buffetto affettuoso sulla spalla.
Ho trovato questo posto quando avevo undici anni e da allora è il mio rifugio sicuro: si tratta di un enorme masso nascosto dagli alberi, da quassù si può vedere benissimo il lago in lontananza e le montagne verso sud, quelle stesse montagne che diventeranno la mia nuova casa. Clay ha scoperto quasi subito dove mi rifugiavo quando volevo scappare dai nostri genitori e dalle mie responsabilità, ha sempre mantenuto il mio piccolo segreto come solo un fratello sa fare. Lui è sempre venuto in mio soccorso per rischiarare le giornate più buie, per strapparmi una risata o per rimanere semplicemente in silenzio al mio fianco quando ne avevo bisogno.
“Pensi che mi accetteranno? Pensi che un giorno potrò sentirmi veramente a casa e al sicuro?” Il mio sguardo rimane puntato sull’orizzonte mentre gli pongo queste domande.
“Non possiamo saperlo ora Ruby, ma io credo che forse col tempo potrai sentirti meglio. Hey…” Mi prende il viso fra le mani e mi guarda dritta negli occhi, quegli occhi così simili ai miei ma allo stesso estremamente diversi. Fin da quando mio padre lo ha portato a casa è stato chiaro che Clay fosse un Black, i suoi capelli scuri quasi neri, gli occhi verdi e la pelle leggermente olivastra lo hanno sempre reso più simile a mio padre di quanto io non potrò mai essere. Io assomiglio più a mia madre con i lunghi capelli rossi e le labbra carnose, solo gli occhi mi accomunano a Clay, questi stessi occhi che mi stanno guardando intensamente.
“Ti ho sentita litigare con papà poco fa, ma sappi una cosa, non sarà alfa per sempre e cascasse il mondo, io ti prometto che lo sfiderò e mi prenderò il potere se dovessi sapere che sei in pericolo nei territori dei Grey. Potrai sempre tornare a casa da me e non ti giudicherò mai per questo.”
“Non è così che funziona Clay e lo sai bene.” Lui lascia scivolare in basso le mani e io ne approfitto per tornare a guardare le montagne. “Se dovessi scappare dal territorio di Reed verrei subito additata come una traditrice e dovrei vivere di stenti come una rinnegata. Solo una cosa mi rincuora…”
“Cosa?” Chiede lui con voce un po’ troppo alta per la preoccupazione e la curiosità.
“Almeno quello stronzo di Richard Grey è morto.” Le mie parole sono taglienti e fendono l’aria, ma rimangono sospese lì, nel silenzio.
“Credi che sia cambiato qualcosa dalla tua ultima visita otto anni fa?”
“Non so se sia cambiato qualcosa, ma so per certo che mi sentirò più al sicuro senza quel lurido essere umano che mi gira attorno.”
“Sì, è già qualcosa.” Clay sa tutto della mia visita al Sud di otto anni fa. Quando sono tornata a casa mi sono rifugiata in camera mia per giorni interi, nessuno era in grado di farmi uscire, ma Clay non ha esitato nemmeno un secondo, tutte le notti si arrampicava ed entrava dalla finestra portandomi qualcosa da mangiare e sdraiandosi a letto con me. Rimaneva lì a chiacchierare fino a che non mi addormentavo ed è così che dopo tre giorni ho trovato il coraggio di raccontargli ciò che era successo nel bosco di fianco al torrente. Per mesi mi sono chiesta cosa fosse successo a Reed, quale punizione terribile gli avesse inferto suo padre, ma i branchi non vengono mai in contatto, se non per questioni diplomatiche e i figli degli alfa, in ogni caso, non sono mai coinvolti. Poco più di un anno fa mio padre e mia madre sono partiti senza preavviso, diretti al Sud. Reed Grey aveva ucciso il padre nella notte e tutti i capobranco e le loro mogli si sarebbero riuniti per legittimare la sua presa di potere come nuovo Alfa Grey. Subito rimasi scioccata all’idea che Reed avesse ucciso il padre, ma più ci pensavo e più mi tornavano in mente le immagini di sette anni prima e, tutto a un tratto, il suo gesto non sembrava più così sconsiderato.
“E’ ora di tornare verso casa.” Clay si alza in piedi e mi porge una mano per aiutarmi.
“Non possiamo rimanere altri cinque minuti?” Mi lamento guardandolo con occhi dolci.
“Assolutamente no, Lana ci aspetta per salutarti e domani mattina… beh, lo sai, partirai all’alba e non ci sarà occasione per salutarci come si deve.” Senza preavviso mi getto verso mio fratello in un abbraccio strettissimo che sa di casa e sicurezza. Inspiro il suo profumo sapendo che sarà una delle ultime volte che mi sarà concesso di farlo e poi lo seguo senza obiezioni verso casa, verso l’ultima notte che passerò nel mio letto di bambina e verso gli ultimi strazianti saluti ai miei cari.
