Capitolo due
“Ruby hai tutti i capelli scompigliati!” si lamenta mia madre e coglie l’occasione per prendermi da parte. Quando siamo abbastanza lontane da mio padre e dai suoi lupi, mi sussurra con voce flebile: “Ti ricordi cosa ci siamo dette l’altra sera?”
“Non devo allontanarmi da voi, non devo fraternizzare con nessuno e soprattutto devo sempre avere una via di sicurezza per scappare da potenziali pericoli.”
“E..?”
“Non devo fare cose stupide che mi mettano in pericolo.”
“Molto bene cucciola mia. Siamo pronte per partire, ora andiamo in macchina prima che tuo padre si arrabbi!” mi prende sotto braccio sorridendo e trotterelliamo verso la macchina dove papà ci sta aspettando.
“Cosa devo fare con voi due ragazze? Siamo sempre in ritardo!”
“Scusa Al, ma nostra figlia non imparerà mai a pettinarsi i capelli.”
Il viaggio verso il confine è lungo e noioso, mio padre parla piano e fitto con mia madre, a volte alzano la voce e discutono, altre invece mi sorridono facendo finta che vada tutto bene. Il fatto è che da quando ne ho memoria i miei genitori sono sempre stati in disaccordo sul mio futuro: mia madre vorrebbe che io rimanessi qui al nord, a casa, mio padre invece è deciso a mandarmi al sud dai Grey per mantenere viva l’Alleanza. Per quanto io sia ancora piccola e non capisca ancora tante cose, una cosa è certa: mio padre è l’alfa e la sua parola è legge.
I miei genitori si sono sposati per un matrimonio combinato ovviamente, ma sono abbastanza certa che in fin dei conti si amino almeno un po’, papà è sempre paziente con la mamma e lei si preoccupa per lui, non importa quante volte litighino.
Quando arriviamo al confine mia madre mi prende la mano e osserva ossessivamente fuori dal finestrino gli uomini dei Grey che circondano la macchina e si assicurano che non ci siano minacce per il loro alfa. Si dice che Richard Grey sia un alfa dal pugno di ferro, severo con i figli e temuto non solo dagli altri alfa, anche dal suo stesso branco. Ha avuto due figli: Reed e Beyard, ma quando la moglie non è più stata in grado di partorirne altri a causa di una malattia del sangue, l’ha fatta linciare sulla pubblica piazza. Mia madre mi ha messa in guardia sulla loro famiglia, sono molto diversi da come siamo noi e non si faranno scrupoli ad attaccarci per impossessarsi dei nostri territori al nord.
La macchina si ferma davanti alla piazza del villaggio: è molto spoglia, di solito quando riceviamo le altre delegazioni noi addobbiamo tutto il villaggio con fiori, luci e candele, mentre qui non c’è assolutamente nulla che ricordi casa. Le finestre sono sprangate e per le strade non c’è nessuno. Un lupo della nostra scorta ci apre la portiera: per primo esce mio padre che si guarda attorno con fare confuso e attento, poi noi lo seguiamo a ruota. Dobbiamo salire qualche gradino per arrivare al portone di ingresso dell’Auditorium, un palazzo vecchio e fatiscente che avrebbe bisogno di qualche ritocco. Mi giro per osservare meglio la piazza e in quel momento mi accorgo di una cosa raccapricciante: in mezzo alla piazza sovrasta una palchetto con un tronco di albero storto da cui partono delle lunghe corde. La cosa più inquietante, però, è il fatto che quelle corde siano imbrattate di sangue, nell’aria si sente odore di candeggina, come sé avessero voluto pulirle, ma senza grandi risultati.
“Ruby cucciola, non guardare, entriamo forza.”
Il fatto è che sapere di essere promessa a un alfa sanguinario, non è la stessa cosa di rendersi conto che tutte le dicerie che sono state messe in giro sono effettivamente vere.
Mia madre mi trascina dentro e sicuramente le mie preoccupazioni non si calmano: le pareti sono completamente nere, dal soffitto scendono dei drappi bianchi alternati a veli rossi in trasparenza.
Centinaia di occhi mannari ci fissano e in particolare guardano me, come se fossi una specie di alieno. In fondo alla stanza è stato allestito un lungo tavolo con una tovaglia grigia, apparecchiato di tutto punto e lì siedono Richard, Reed e Beyard Grey.
Il capostipite si alza subito in piedi e così fanno i suoi figli e il resto del branco. Richard è molto alto e snello, ha i capelli scuri e la faccia coperta da una grossa e spessa cicatrice da parte a parte che gli copre un occhio. Beyard è più basso e piazzato, ha gli stessi capelli neri del padre e gli occhi azzurri, sembra scocciato e continua a toccarsi il colletto della camicia, come se gli desse fastidio. E infine eccolo lì, Reed Grey, un ragazzo alto e snello come il padre, ma con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Il suo sguardo è serio e solenne, sta fermo immobile mentre noi camminiamo verso di loro e non si scompone nemmeno un secondo quando i nostri padri si scambiano strette di mano e sorrisi forzati.
Mio padre mi sospinge verso il mio futuro marito e io so che tutti si aspettano che io dica qualcosa, ma mi sento veramente fuori luogo con tutte queste persone che mi fissano.
“Buon compleanno, Ruby Black.”
Reed mi tende la mano e io la stringo per cortesia. E’ calda e salda a differenza della mia che continua a tremare ed è un po’ sudata. Cavolo, in questo momento vorrei essere ovunque tranne che qui sotto questi occhi indagatori.
Ci sediamo tutti al tavolo e portata dopo portata il pranzo procede in tranquillità, mia madre per lo più si astiene da qualsiasi argomento, mio padre invece intraprende sempre più conversazioni con Richard e ogni tanto mi rivolgono qualche sguardo carico di aspettative che mi fa sentire, sé possibile, anche più a disagio.
“Ruby” il mio nome cattura la mia attenzione e quindi mi giro verso Beyard.
“Ti va di venire con noi nel bosco? C’è un torrente qua dietro che è perfetto per rinfrescarsi, potremmo anche trasformarci.”
“Non posso allontanarmi dai miei genitori o dalla mia scorta, quindi no grazie.”
“E’ una mocciosa pappamolla.” questa affermazione da parte dell’uomo che un giorno dovrei sposare non mi crea dolore, ma più che altro mi irrita, come quando Clay mi chiama sorellina pur sapendo che sono più grande di lui.
“Non sono una mocciosa pappamolla, e poi voi quanti anni avreste?”
“Io ho tredici anni e mio fratello Reed quindici.”
“E questo cosa vorrebbe dire?”
“Dai smettiamola, se vuoi dimostrare di non essere una pappamolla trova una scusa per depistare gli adulti e vediamoci qui fuori sul retro.” C’è qualcosa nello sguardo di Reed che risveglia il mio istinto e la mia competitività.
“Va bene, fra dieci minuti sul retro.” Rispondo guardandolo dritto negli occhi.
