Ti Sento, Damian

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·-Scesi al piano di sotto per consegnare a mio marito i documenti del divorzio. Inciampai. Lui mi afferrò. E all’improvviso riuscii a sentire ogni pensiero osceno che gli attraversava la testa.
«Mi ha toccato. Dio, mi ha toccato. Due anni passati senza toccarla e adesso mi cade tra le braccia profumando di vaniglia e guai. Non stringerla di più. Non farlo. La spaventerai.»
Rimasi immobile contro il petto di Damian Blackwood, fissando il volto più inespressivo di Manhattan. La sua bocca non si era mossa. Neppure un fremito. Eppure quella voce — bassa, roca, affamata — era inconfondibilmente la sua.
PresidenteCompletato