Capitolo 03
Il gala non ebbe mai luogo, almeno non per me, perché alle nove del mattino seguente mia madre mi telefonò mentre ero ancora aggrovigliata nelle coperte, sola, nella mia camera separata, nella mia vita separata.
«Tesoro. Le fotografie di ieri sera sono ovunque. Eravate splendidi. Allora, quando mi darai dei nipotini?»
«Mamma.»
«Sto soltanto dicendo che un uomo che ti guarda in quel modo…»
«In che modo? Mi guarda come se fossi un rapporto trimestrale.»
«Tesoro.» Abbassò la voce fino a un sussurro teatrale. «Ti guardava come un uomo affamato guarda una bistecca. Il *Post* ha pubblicato la foto con la didascalia “Il Re di Ghiaccio si scioglie”. L’ho fatta incorniciare.»
Le riattaccai in faccia, che nella nostra famiglia è un linguaggio d’amore, e fissai il soffitto.
La verità era che il gala mi aveva sconvolta. Ogni volta che un altro uomo si limitava anche soltanto a salutarmi, i pensieri di Damian passavano dalla musica da camera ai tamburi di guerra. Quando Kane Foster, il nuovo analista di punta della Blackwood Capital, tutto fossette e zero confini personali, mi aveva baciato la mano per salutarmi, mio marito aveva sorriso educatamente mentre il suo cervello produceva un piano dettagliato e suddiviso per punti per trasferire Kane nella sede aziendale in Antartide.
*Non abbiamo una sede in Antartide*, aveva ribattuto la sua stessa mente.
*Ne apriremo una*, si era risposto.
Eppure, alla fine della serata, mi aveva accompagnata fino alla porta della mia camera, aveva detto: «Buonanotte, Sienna», e si era ritirato nella propria stanza come un cavaliere che rispettava un voto che io non gli avevo mai chiesto di pronunciare.
«Non guardarle le labbra. La porta. Chiudi la porta. Due anni di disciplina, non osare…»
Quell’uomo era una fortezza e cominciavo a sospettare di essere stata io a costruirne le mura.
Soltanto che non ricordavo come.
Così, quel giorno sarei andata nel suo ufficio. Ufficialmente: per discutere di «investimenti», parola che intendevo pronunciare mentre tenevo in mano una cartellina. Ufficiosamente: per marcare il territorio, verificare la portata del mio nuovo potere e capire che cosa significassero *la condizione*, *Marcus* e *scappano sempre tutti* prima di firmare la fine del matrimonio più strano e promettente di Manhattan.
Scelsi la mia gonna più devastante.
A scopo di ricerca.
La hall della Blackwood Capital era una cattedrale di vetro ed ego. Gli occhi della receptionist si spalancarono.
«Signora Blackwood!»
Mi diressi verso l’ascensore privato come se il posto mi appartenesse, cosa che tecnicamente, in caso di accordo di divorzio, sarebbe stata in parte vera.
L’ascensore salì. Da qualche parte intorno al quarantesimo piano, la radio nella mia testa crepitò, il che significava che mio marito era vicino.
«…terzo caffè di oggi e ha un sapore strano. Amaro. Metallico. Perché fa tanto caldo qui dentro? Concentrati. La fusione Hendricks…» I suoi pensieri vacillarono, si confusero, come un disco che saltava. «Qualcosa non va. La pelle mi brucia. È in anticipo di tre settimane, non può succedere adesso, non QUI…»
Le porte dell’ascensore si aprirono sul piano dirigenziale.
Il suo assistente, un giovane nervoso di nome William, si materializzò davanti a me come un portiere.
«Signora Blackwood! Che… che sorpresa inaspettata… Il signor Blackwood è estremamente indisposto… Voglio dire, occupato…»
«Aspetterò dentro», dissi facendo un passo a sinistra.
Lui si spostò a sinistra.
«La sala d’attesa ha degli ottimi pasticcini…»
«William.»
«Ha dato ordini severi: nessuno deve entrare, soprattutto…» Si fermò una sillaba troppo tardi.
«Soprattutto io?»
Attraverso la pesante porta dell’ufficio udii una voce femminile, dolce come sciroppo:
«Signor Blackwood, sta bruciando. Lasci che l’aiuti a togliersi la camicia.»
Poi i pensieri di mio marito mi colpirono come un treno merci, spezzati e disperati:
«Allontanala da me. Le sue mani… sbagliate, sbagliate, è tutto sbagliato, il caffè, qualcuno HA MESSO qualcosa nel caffè… non riesco a trattenerlo… Sienna. Ho bisogno di Sienna. No. Non può vedermi così. Non deve mai vedermi così.»
Spinsi via William e spalancai la porta.
