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Capitolo 7 Compromesso

Eros ne aveva uno di taglio moderno, sagomato, sembrava che glielo avessero cucito addosso. Lisa lesse velocemente l’etichetta, era di un famoso stilista italiano, “Che roba!” Pensò. Ebbe un brivido, era calore quello che sentiva alla schiena e quando arrivò alla nuca aveva già capito il messaggio. Eros involontariamente le aveva sfiorato la coscia con il ginocchio ma anche questo sembrava casuale. Aprì il menù, piatti costosissimi e cibo delizioso, sperava solo che non fossero quelle porzioni che dopo dieci minuti che le hai mangiate, hai la sensazione di non aver ingerito niente e corri a casa ad abbuffarti di nutella. Stranamente aveva fame, con un panino e un cappuccino non arrivi a sera.

«Preferisce, carne o pesce?»

Queste attenzioni la fecero sorridere.

«Carne grazie e lei cosa prende?»

«Diamoci del tu, stasera ti va?»

Quel “Perché no!”, dettato dalla sua vocina prese il sopravvento

«Va bene.»

«Carne.»

«Anche a me piace, vediamo un po’ signorina scegli tu il vino?»

«Direi, che un Gutturnio fermo è ottimo per accompagnare quello che abbiamo ordinato.»

Eros spalancò gli occhi e lei notò quelle meravigliose pagliuzze, di una tonalità di blu più chiara. Dopo il primo bicchiere Lisa si tolse la giacca mostrando sotto la camicia di seta un seno prosperoso, retto da un reggiseno di pizzo color cipria, il bottone si lasciò andare nell’atto di distendere le braccia, sapeva di quel difetto ma a lei piaceva giocare, sembrava quasi che lo stesse slacciando ma così non fu, lo abbottonò con lentezza, Eros rimase in silenzio ma durò solo un secondo.

«Stavamo dicendo?»

Lui era semplicemente e adorabilmente distratto o forse, anche a lui piaceva giocare.

«Parigi. Penso che potresti venire con me è tutto senza spese, ci pensa la società e io ho bisogno di qualcuno come te.»

«Perché so il francese?»

“Smettila Lisa, non puoi giocare con lui così, è pericoloso.” Le suggerì la sua vocina alla quale avrebbe dovuto dare ascolto La sentiva sottopelle quell’allarmante scossa di piacere quando lui la guardava. Cosa ne era stato di Stefano? Ad un certo punto, quel farabutto senza palle era caduto e non si sarebbe più rialzato.

Pensò seriamente di accettare l’invito.

«Quando sarebbe esattamente, l’appuntamento con i clienti francesi?»

Il suo tono ora si era fatto serio e professionale, Eros sorrise, era fatta, aveva stuzzicato la sua curiosità.

«Partirò fra due giorni.»

«Come faresti per i biglietti e tutto il resto?»

Dove avrebbe alloggiato con un preavviso così breve. Eros tirò fuori dalla giacca una busta che gli passò facendola galleggiare sulla tovaglia. Lisa l’aprì guardandolo direttamente negli occhi, abbassò lo sguardo sul contenuto e ne estrasse due biglietti aerei, Milano – Parigi, per due. Aveva deciso per entrambi o era così sicuro di sé da non dubitare, che lei avrebbe ceduto durante una magica cena? Nella sua mente, si intensificavano scene di una serata in discoteca di una richiesta, di una preghiera ma perché era tutto così difficile?

«Ok. Immagino che hai anche prenotato l’albergo?»

«Quello no, perché ho un appartamento a Parigi.»

Già si vedeva scendere le scale di marmo pregiato, spingere il grande portone di ferro battuto ed entrare nelle vie del centro, piene di gente che bevevano e discorrevano allegramente del più e del meno. Parigi era un sogno, aveva vissuto in quella città quasi un anno per lavoro e ancora portava addosso l’atmosfera calda e irriverente dei parigini.

«Come mai hai un appartamento a Parigi?»

«Ho lavorato un paio di anni lì, ed era diventato impossibile mangiare fuori tutte le sere, non era casa, era un parcheggio e io volevo qualcosa che mi appartenesse. Diciamo che è stato uno dei motivi.»

Le sarebbe piaciuto domandargli quali erano stati gli altri e invece pensò che Eros era una botte di informazioni nuove, centellinate e umili. Lui era come un pacco da aprire, quanti colori ne avrebbe tirato fuori. Ma forse si stava facendo troppo domande, era già oltre la realtà della situazione, doveva essere, ed era un viaggio di lavoro.

«Mi spiace, non posso accettare l’invito a casa tua, preferirei andare in albergo.»

«Va bene, pensavo solo di evitare altri costi alla società ma posso capirti, se preferisci così, domani mattina dirò alla mia segretaria di trovarti una stanza abbastanza vicino da poterci incontrare senza fare troppa strada.»

Strada? Quale era quella migliore da prendere?

«Mi accontento anche di un Bed and Breakfast, l’importante è che sia un posto pulito.»

Mentre parlava il telefono suonò smorzando un po’ della tensione che si era creata. Era Alex.

«Ti spiace devo rispondere?»

«No, fai pure.»

Lisa si alzò recandosi verso il bagno per rispondere ad Alex.

“Dimmi, tutto bene?”

“Si. Volevo farti sapere che abbiamo fatto pace, grazie per i tuoi consigli.»

“Figurati sono contenta per te.»

Da lontano Lisa sentì una voce dire: «Amore vieni a letto, domani dobbiamo alzarci presto.»

“Hai sentito? Spero di rivederti presto, grazie ancora un abbraccio.»

Quando Lisa ritornò Eros stava armeggiando con il menù per decidere cosa avrebbe scelto per il dessert.

Aveva pensato che Lisa fosse una persona alla quale piacesse il lusso, invece si dovette ricredere, vista la richiesta che gli aveva appena fatto, questo nuovo lato di lei lo deliziò, in fondo non era poi così lontana.

Restituì i biglietti al suo accompagnatore e pensò che avrebbe dovuto avvisare sua madre del cambiamento di programma. Lei ne sarebbe stata sicuramente più felice, Stefano non le piaceva. Le note di un piano giunsero soave a riscaldare l’ambiente, il vino fece il suo effetto e sembrava che tutto intorno a loro fosse cambiato, parlarono per molte ore e quando arrivò il dolce, che Eros aveva fatto mettere via lo ringraziò per tanta attenzione e gentilezza. Adorava la millefoglie, un po’ come lei, croccante sopra e tenera dentro ma nessuno doveva sapere di questo. Uscirono tardi dal ristorante e l’alcol era sfumato tra le mille chiacchiere e a mezzanotte Cenerentola sarebbe rientrata a casa senza aver commesso nessun peccato, rinchiudendo in fondo all’anima tutte le sue aspettative e il suo cuore.

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