Un sonno bollente
"Signorina Jones, dovrò punirla per quello che ha fatto." disse, guardandomi negli occhi maliziosamente. Mi prese saldamente per il braccio e mi trascinò con sé nel corridoio, incurante di tutti gli sguardi indiscreti. Arrivati davanti alla porta di uno sgabuzzino, mi trascinò ancora al suo interno, chiudendo la porta a chiave.
"Ma professore, cosa-" tentai di dire.
Mi interruppe, ponendo le sue labbra sulle mie. All'inizio era un bacio dolce, delicato, poi diventò sempre più passionale: era come se volesse divorarmi, e io, francamente, non vedevo l'ora di essere divorata. Si tolse la cravatta e me la poggiò delicatamente sugli occhi, per poi cominciare a bendarmi.
"Sei stata molto, molto cattiva." disse, infilando al contempo la mano destra sotto la mia gonna, iniziando a palparmi il sedere, stringendomelo forte e ancora più forte, facendomi sentire viva, eccitata più che mai, tremendamente bagnata e vogliosa, ma poi...
Mi svegliai.
Mi resi conto solo dopo qualche secondo che era stato tutto solamente frutto della mia mente, un sogno fin troppo corto che avrei voluto durasse per sempre. Le mie guance erano infuocate a dir poco ed ero completamente sudata.
Ok, sono ufficialmente uscita fuori di testa.
Era la prima volta che facevo un sogno del genere. Non avevo mai provato un'attrazione tanto forte verso qualcuno; certo, mi erano piaciuti diversi ragazzi, ma mai mi avevano colpito così tanto come lui.
Lui.
Con i suoi occhi penetranti, con la sua audacia e austerità che erano andate in frantumi nel momento in cui i nostri sguardi si erano incrociati. Lui, bello più che mai, con quell'aria tenebrosa che ti invitava solo a volerne scoprire di più, a voler comprendere come fosse in realtà, ogni sfaccettatura del suo essere, cosa ci fosse dietro quella dura apparenza.
Sapevo di essermi presa una grande cotta, ed ero perfettamente anche consapevole che questa mia infatuazione non mi avrebbe portata da nessuna parte. Eppure, non potevo più fare a meno dei suoi occhi sui miei, della sua voce profonda e delle sue grandi mani che, nei miei sogni e non solo, potevano farmi tutto ciò che desideravano.
Feci una doccia fredda per tentare di placare i bollori che quel maledetto sogno mi aveva provocato, e scesi al piano di sotto per fare colazione. Andai nel panico pensando che l'avrei visto a scuola, e la paura di far trapelare i miei pensieri si fece molto concreta.
E se intuisse la mia attrazione nei suoi confronti?
Non sono mai stata una persona che riesce a nascondere il suo stato d'animo. Infatti, arrivata a scuola, Lily notò subito che c'era qualcosa di strano in me.
"Hey Ivy, tutto ok?"
Cercai di evitare l'argomento. L'ultima cosa di cui avevo bisogno è che qualcuno scoprisse a cosa pensassi realmente durante le ore di matematica. Avevo bisogno di cancellare dalla mia testa il sogno di quella notte. Dovevo dimenticarlo.
Cosa abbastanza difficile visto che avrei avuto davanti a me il suo protagonista per ben due ore quella mattinata.
Stupida matematica, non solo fai schifo, ma se non fossi mai esistita adesso non starei qui a pensare a me e il mio prof che per poco non scopiamo in uno stanzino. Ridicola, Ivy, sei ridicola!
Mi svegliai da quel turbinio di pensieri e varcai la soglia d'ingresso insieme a Lily. Una volta arrivate in classe, rigorosamente con due minuti di anticipo, lui ancora non c'era.
Cosa c'è, la puntualità vale solo per gli studenti? pensai, ma i miei pensieri vennero smentiti da lui che fece il suo ingresso dopo solo un minuto e mezzo, perfettamente in orario. Cercai di prendere un posto in fondo, in modo da non farmi notare troppo.
"Buongiorno a tutti." disse, poggiando la sua cartella sulla cattedra, poi si incamminò verso la finestra per aprirla. Portava una camicia bianca che gli andava leggermente stretta, facendo intravedere chiaramente i suoi possenti muscoli sotto di essa, e dei semplici jeans neri.
Vedo che hai seguito la mia dritta e ti sei tolto quella cravatta orrenda!
Sorrisi a quel pensiero. Scherzi a parte, era sicuramente molto meno formale rispetto al giorno precedente, ma straordinariamente affascinante allo stesso modo.
Fece l'appello e iniziò la lezione. E, cosa ve lo dico a fare, quel giorno non riuscii a seguire nulla. L'unica cosa di cui ero davvero in grado era guardarlo, osservarlo, scutare i suoi movimenti e atteggiamenti, il modo in cui impugnava il pennarello, in cui le sue mani grandi ma curate lo facevano rigirare tra le dita, la piccola ruga che gli si formava sulla fronte in segno di concentrazione mentre ci spiegava come svolgere l'esercizio.
Lo guardavo e ripensavo al mio sogno, a quanto sembrasse così reale, seppur improbabile. E mi meravigliavo di quanto, in un solo giorno, avessi già memorizzato perfettamente i suoi tratti, tanto che se qualcuno mi avesse passato carta e penna, sarei stato in grada di disegnarli.
"Okay ragazzi, tutto chiaro?" chiese al termine della spiegazione. La classe intera annuì.
Si accorse, osservandomi per un istante, di come non lo stessi minimamente ascoltando, immersa com'ero nel mio mondo delle fiabe. Il mio sguardo assente rivelava di certo la mia assenza in classe.
Fiabe porno... ma pur sempre fiabe.
"Jones, ha qualcosa di più importante a cui pensare?" si rivolse a me, poggiando il pennarello sulla cattedra.
"C-cosa?" chiesi, confusa, come svegliata da un sogno, alzando il volto che ormai da mezz'ora era poggiato sul mio palmo destro, mentre ero intento a fissarlo.
"Mi può dire di cosa stavamo parlando?"
Cazzo cazzo cazzo. Sono nella merda.
Restai muta, impassibile. Non avevo la minima idea di che cosa avesse parlato per tutta l'ora. Ero troppo impegnata a cercare di non pensare a lui. Ma era così dannatamente complicato non pensare al proprio professore quando lui era lì, di fronte a me, dannatamente figo, mentre spiegava cose di cui non mi importava un emerito cazzo.
"Le dispiace condividere con noi ciò a cui stava pensando?" continuò, constatando che non avrebbe ricevuto alcuna risposta.
Oh beh... ti stavo solo scopando con gli occ- no Ivy, no! Pensa a qualcosa da dire! Pensa a qualcosa! E in fretta!
"Mi scusi prof, sono solo stanca, non ho dormito bene stanotte." fu l'unica cosa che mi venne in mente. E tra l'altro, non era nemmeno del tutto falso. Se solo avesse saputo chi avessi sognato la notte precedente, ma soprattutto COSA avessi sognato...
Mi scappò un piccolo sorriso. Infastidito, dopo poco fece finta di nulla e continuò a spiegare. Cercai di concentrarmi e seguire la lezione, ma il suo sguardo era ora costantemente su di me. Pensai volesse solo controllare che io seguissi, ma il tutto era così tremendamente eccitante che, più di una punizione, mi sembrò quasi un premio.
