Il ballo della scuola
All'uscita incontrai Jack: come vi ho già anticipato, da qualche mese uscivamo insieme ed eravamo diventati davvero ottimi amici.
"Ivy!" mi chiamò a gran voce in corridoio.
"Heyyy J!" dissi, non appena, voltandomi, lo vidi.
"Allora, com'è andata?"
"Quella troia della Harris ha fatto compito a sorpresa..."
"Cosa, sul serio?" mi chiese, sorpreso.
"Cazzo... chissà che non gli venga la stessa idea anche per noi."
"Io fossi in te studierei oggi pomeriggio. Se, e dico se, è andata bene... beh... potrei aver preso 5."
"Dai, non mi farebbe neanche così schifo un 5 ..." scherzò lui. Parlammo del più e del meno come al solito, ma, mentre stavo per andarmene, dalla sua bocca uscirono le ultime parole che avrei mai immaginato potesse pronunciare :
"So che forse avrei dovuto chiedertelo prima e che probabilmente avrai già un accompagnatore, però... insomma... ti va di andare insieme al ballo di primavera?".
La mia mente era stata così tanto scombussolata da tutto ciò che era accaduto in quelle ultime ore, che avevo finito per dimenticarmi completamente del ballo della scuola, che veniva organizzato ogni anno dai nostri rappresentanti d'istituto. Gli altri anni non c'ero mai andata, perché non ero una tipa da "ballo della scuola" e soprattutto perché non mi aveva mai invitata nessuno. Non mentirò nel dirvi che l'invito di Jack mi sembrò fin da subito molto strano: l'avevo sempre visto come un amico e nulla di più, ed ero sicura che per lui fosse lo stesso. E in ogni caso, lui avrebbe potuto invitare letteralmente qualunque ragazza in quella scuola, e sarebbe caduta ai suoi piedi in un secondo. Quindi, perché proprio me? Siccome non mi andava di ferire i suoi sentimenti, decisi di accettare, forse anche perché in un certo senso speravo di riuscire a togliermi il professor Lewis dalla testa.
Tornata a casa, pranzai con la mia famiglia e aggiornai Anne e Lily della novità. Inutile dire che furono entusiaste: ci volevano insieme praticamante da quando gliel'avevo presentato, ma avevo sempre ribadito che non ci sarebbe stato mai nulla tra noi. Jack era carino, dolce, simpatico. Qualunque ragazza avrebbe voluto stare con lui. Ma, ahimè, non riuscivo a vederlo da nessun'altra prospettiva. Non mi erano mai piaciute le cose semplici, effettivamente. Probabilmente insieme saremmo stati una bella coppia. Ma no, io preferivo prendermi una cotta per il mio professore: ero decisamente patetica e sapevo di esserlo. Pensai che probabilmente stavo facendo un'enorme cazzata, che forse avrei dovuto chiarire direttamente la situazione con Jack. Ma in fondo si può trascorrere una serata insieme anche come semplici amici, no?
Il ballo sarebbe stato il giorno seguente e non avevo la più pallida idea di cosa indossare, così quella sera decisi di andare a fare shopping con le ragazze.
"Ivy! siamo qui!" mi chiamarono.
"Hey ragazze!" dissi, abbracciandole.
Cominciammo ad entrare praticamente in tutti i negozi del centro commerciale, esagerando con gli acquisti come al solito. Svaliggiammo diversi negozi, e alla fine mi ritrovai con qualcosa come cinque alternative per la serata del ballo.
La mattina seguente a scuola non successe nulla: solite interrogazioni e lezioni di cui non mi importava un fico secco, e del mio bel prof neanche l'ombra, perché era il suo giorno libero. Incontrai Jack nel corridoio e ci organizzammo per quella sera.
Nel pomeriggio iniziai a prepararmi molto presto: volevo fosse tutto impeccabile. Alla fine optai per un vestito nero lungo con un grande spacco, mi truccai senza esagerare troppo e misi dei tacchi a spillo. Raccolsi i miei capelli in uno chignon basso e scesi giù, dove mi stava già aspettando Jack.
Quando arrivammo alla festa, la pista da ballo era già gremita di persone. La palestra della scuola era pienissima, sia di alunni che di professori. Infatti, notai subito da lontano il prof Lewis: indossava un completo nero e aveva i capelli tirati all'indietro con il gel. Si stava aggiustando il colletto della giacca quando lo vidi voltarsi verso la mia direzione. Non appena lo vidi mi prese il panico: non avevo intenzione di rimanere lì quando a pochi metri c'era lui, sexy più che mai, con un bicchiere di spumante tra le mani. Non riuscivo a togliergli gli occhi di dosso, soprattutto a causa di quel cazzo di sogno che continuava a tornarmi costantemente in testa dalla notte del giorno precendente. Si avvicinò a noi, incuriosito dal mio sguardo o forse, e un po', mi vergogno a dirlo, ci speravo, dalla mia scollatura.
"Signorina Jones." disse, sfoggiando un sorriso malizioso, quasi di sfida. Alzai un sopracciglio di fronte a quel balzo di audacia, ma non ne fui affatto meravigliata. Mi limitai a sorridergli leggermente, aggiungendo poi solo un timido. "Professor Lewis, buonasera." e di sicuro, riuscivo a percepirlo dalla vampata di calore che mi assalì di colpo, il mio colorito non doveva essere rimasto indifferente al suo fascino.
"Che fa... non mi presenta il suo accompagnatore?" disse, rivolgendosi a Jack.
"Oh... si, certo. Lui è il mio amico Jack. Jack, lui è Mark Lewis, il mio nuovo prof di matematica.
"Vuoi dire quello che ti ha quasi mandato in presidenza?" chiese lui, con noncuranza.
"Si, esatto, proprio io." rispose Lewis, in maniera ironica, allungandogli la mano. Jack gliela strinse, a tratti confuso.
"Le auguro una buona serata." lo congedai subito, non essendo più in grado di sopportare il peso dei suoi occhi su di me, per poi prendere per mano Jack e trascinarlo in pista.
"Certo che è un tipo strano." constatò Jack, non appena fummo soli.
"Perché dici così?" gli chiesi allora.
"Il modo in cui si atteggia, in cui se la tira... non ti dà fastidio?"
"Se mi desse fastidio non sarei amica di uno come te." scherzai io, ridendo. "E comunque sì, lo odiamo un po' tutti in classe. Spero solo che la Smith torni presto."
"Posso capire il perché..."
A quel punto Jack mi porse la mano, invitandomi a seguirlo nella mischia di ragazzi che, anche se era ancora presto, sembravano già tutti molto brilli. Vidi in lontananza Lily ballare con John, il suo ragazzo, e Anne con uno dei suoi amici. Poi, voltandomi nella direzione opposta, vidi ancora una volta Lewis, ma questa volta non era solo: tra le sue braccia, infatti, riconobbi subito la professoressa Stevens dalla sua folta chioma bionda. I due erano così terribilmente vicini da sembrare molto più che semplici colleghi. Lei gli diceva qualcosa all'orecchio e lui sembrava sorriderle. Sembravano davvero molto intimi, e io, a quella vista, sentii ribollirmi il sangue nelle vene.
Cercai di non pensarci e iniziai a ballare con Jack, anche se il mio sguardo continuava ancora e ancora a tornare su di lui, e non riuscivo a capire il perché. E infatti, dopo qualche minuto, mentre ci stavamo scatenando, notai come finalmente Lewis se ne fosse reso conto. E mi sembrò anche giusto così, anzi mi meravigliai di come non si fosse accorto prima di quanto il mio sguardo lo stesse assillando da quando avevo messo piede a quel ballo. E così, i nostri sguardi si incontrarono, e sentii i suoi occhi fissarsi su di me. Da uno sguardo neutro, quello che aveva di solito, la sua espressione sembrò improvvisamente infastidirsi, e i suoi occhi parvero come scurirsi.
È forse geloso?
Mi sentivo bruciare sotto il suo sguardo che, seppur oscuro, sembrava a tratti bramoso.
Vorrei solo che mi desiderasse nel modo in cui io lo desidero...
Dopo qualche minuto partì un lento.
"Mi concede questo ballo, signorina Jones?" mi chiese Jack in tono scherzoso.
"Certo." risposi, sorridendogli.
Così mi prese per i fianchi e mi strinse a sé, forse anche un po' troppo. Ma allontanarlo non mi sembrava affatto una scelta saggia, dal momento che, vedendoci, lo sguardo di Lewis si era indurito ancora di più, e istintivamente aveva fatto la stessa cosa con la sua accompagnatrice, tenendola stretta a sé. La presenza dei nostri compagni sembrava ora quasi di troppo: era come se stessimo ballando assieme, stretti ad altre due persone di cui non ci importava nulla. Eppure, nonostante ciò, il sangue mi salì comunque alla testa, perché le mani di quella donna erano su di lui. E lo toccavano, lo desideravano, proprio nel modo in cui lo desideravo io. E io avrei tanto voluto tagliarle, quelle fottutissime mani. Dal canto suo, neanche lui sembrava del tutto sereno nel vedermi stretta tra le braccia di Jack.
Come si poteva essere gelosi a tal punto di una persona che non aveva dimostrato alcun interesse nei tuoi confronti? Che non aveva fatto altro che trattarti una merda, escludendo il momento in cui ti aveva visto stare male, quasi piangere, di fronte a lui? Perché diavolo ero così attratta da lui?
In fondo, pensai che se proprio doveva ballare avvinghiato a quella gatta morta, non avrebbe avuto alcun problema se avessi fatto lo stesso con Jack, no?
D'impulso mi avvicinai ancora di più al mio amico, fino a che i nostri nasi si sfiorarono. Jack, istintivamente, chiuse gli occhi, ma i miei rimasero saldamente aperti per poter controllare le mosse di Lewis. Vidi la mano del prof, di lui che era ormai la ragione di ogni mio turbamento, scendere pericolosamente sempre più in basso lungo la schiena della Stevens, fino ad arrivare al suo fondoschiena.
Oh andiamo, non hai un minimo di pudore!
E mentre stringeva la Stevens, i suoi occhi erano sempre fissi su di me. Capii allora che mi stava sfidando, riuscivo a vederlo nel suo sguardo.
Vuoi giocare? Che il gioco abbia inizio!
Vuoi per l'alcol, vuoi per la gelosia, oramai avevo perso anche il più piccolo briciolo di ragione. L'unica cosa che volevo in quel momento era che lui mi guardasse, che mi desiderasse, che mi spogliasse con lo sguardo. Decisi di prendere un altro drink per me e Jack, poi un altro ancora, e un altro ancora, fino a ubriacarmi completamente.
Quando tornammo in pista, iniziammo nuovamente a ballare. Jack fece scendere le sue mani lungo i miei fianchi. Io mi girai iniziando a strusciare il mio sedere su di lui. E allora iniziò a baciarmi il collo, mentre le sue mani vagavano lungo il mio corpo. Io lo lasciai fare.
"Anche io mi diverto, Lewis!" avrei tanto voluto urlare. Ma per fortuna l'alcol non mi aveva ancora fatto uscire di testa del tutto. E allora lo guardai in volto. I suoi occhi erano diventati scuri come la pece, e il suo colorito vermiglio. Sembrava davvero furioso. Sentii qualcosa spezzarsi dentro di me, non appena vidi che, di scatto, aveva azzerato ogni distanza dalla professoressa Stevens, baciandola sulle labbra, continuando però sempre a fissarmi, come a vedere la mia reazione di fronte a quel gesto.
