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Il contratto

Chiamai l'avvocato dandogli appuntamento per le 9:30 al suo studio, da lì saremmo andati diretti verso il patibolo o per meglio dire "all'Ombra del diavolo", che appellativo strano per un posto che a prima vista sembrava l'ambientazione perfetta per una favola: c'erano alti alberi disseminati lungo il viale, un ampio giardino e una casa in stile vittoriano circondata dai boschi semplicemente magnifica. Forse però il nome derivava dai segreti che si celavano al suo interno, dai sotterfugi che non vedevano l'ora di essere messi in atto, dall'ostilità del suo padrone.

Un'altra notte trascorse inquieta, ogni fibra del mio essere sentiva che era stato avventato accettare quell'incarico, era inutile disperarsi, l'indomani mi sarei tirata indietro: restare in quella casa, sapendolo a pochi metri da me era un fatto intollerabile. Non riuscivo ad ammetterlo neppure con me stessa il vero motivo per cui provavo tanto risentimento nei confronti di quell'uomo: possibile che mi interessasse a tal punto? Di lui non sapevo assolutamente nulla solo il suo nome, ma come ignorare le sensazioni che un suo semplice sguardo mi suscitavano? Come mi domando! Il mattino arrivò presto, ma questa volta non mi concessi nessun momento speciale il mio spirito e il mio corpo non erano in grado di sopportare nessuno sforzo: avrei preservato le scarse energie che mi rimanevano per l'incontro di quella mattina.

Svolte alcune faccende domestiche mi incamminai a piedi verso lo studio legale dove avevo appuntamento, e durante il tragitto spiegai le miei intenzioni. Elizabeth era una donna sulla quarantina con lunghi capelli biondi, oltre ad essere molto intelligente e determinata. Ci conoscevamo da svariati anni, successe all'incirca un mese dopo la separazione dei miei genitori, con il suo aiuto ero riuscita far valere i miei diritti di figlia e quelli di mio padre.. Ho avuto svariate occasioni per constatare la sua competenza, si è occupata di molte faccende legali per la mia famiglia: avevamo bisogno di una persona imparziale a cui rivolgerci per i nostri problemi e credetemi, ne abbiamo passate veramente di tutti i colori.

- Non mi resta che assecondarli dovrò sottostare nuovamente alla prepotenza di qualcun altro -

- Mi dispiace ma credo che al momento non ci sia altra soluzione, non preoccuparti metterò tutto per iscritto. Secondo me hai preso questa faccenda nel verso sbagliato, ti divertirai e pensa che sarà un arricchimento notevole per il tuo curriculum sia a livello professionale che personale: collaborerai ad un libro, non ci sono paragoni con il lavoro d'ufficio di prima -

Annuì lievemente e parlando del più e del meno proseguimmo il nostro breve viaggio, la meta si intravedeva appena quando la sentì esclamare:

- Che meraviglia! -

Sorrisi, era veramente un luogo incantevole, ma l'atmosfera al suo interno era tutta un'altra faccenda. La porta si aprì e il maggiordomo ci guidò dai Porter. Quando la sera prima ero entrata come una furia non avevo minimamente osservato l'ambiente in cui facevo irruzione. Lo studio si distaccava completamente dal resto della casa dove c'era una piacevole alchimia fra raffinatezza e modernità. Non volevo incrociare quegli occhi eppure quando vidi che non erano presenti una lieve fitta di dispiacere mi strinse lo stomaco. Scrutai la superficie dietro la possente scrivania di mogano: era tempestata da innumerevoli libri divisi per genere e dimensione ordinatamente sistemati. Nell'aria si sentiva l'odore di un sigaro.

- Buongiorno, Signor Nicholas, Logan: lei è Elizabeth Monroe, il mio legale -

Quando finirono i convenevoli chiesi di Maja:

- No, mia nipote e Christopher staranno fuori città per qualche giorno accomodatevi così iniziamo -

Riapparve quella insensata ed irrazionale emozione che non credevo di poter provare per qualcuno, specialmente per un estraneo: saperli insieme chissà dove a fare chissà cosa mi faceva ribollire di gelosia. Lasciai lei a parlare per me poneva domande e prendeva appunti continuarono per quasi un'ora, in tutto quel tempo non ascoltai un singolo discorso: studiai più attentamente l'ambiente rilevando la totale assenza di ritratti di famiglia, di oggetti personali. L'ingresso della luce era favorito da un'enorme vetrata, non credevo ai miei occhi: una stanza panoramica. Eravamo sul lato sinistro della casa, quello che affacciava sul boschetto, dalla scrivania sicuramente si apprezzava una vista bellissima, chissà come sarebbe stato assaporare il tramonto. Scacciai immediatamente quell'immagine sciocca e inopportuna. Il motivo per cui avesse scelto quella stanza come ufficio era evidente: un luogo in cui riflettere, lavorare o semplicemente godersi un attimo di pace in completa solitudine.

Lo squillo del telefono sul tavolo frenò la mia inadeguata fantasia , Logan prese la cornetta e portatosela all'orecchio disse:

- Si abbiamo quasi finito, certamente me ne occupo io. A presto -

Ero curiosa come un gatto su un tetto mentre spiegava che era stato Christopher a chiamare per informarsi dello svolgimento della riunione, comunicando infine che si sarebbe trattenuto fuori città per tutta la prossima settimana. Avrebbe quindi trascorso sette notti da solo con lei? Forse si erano resi conto dell'errore che avevano commesso non approfondendo la loro amicizia in tutti quegli anni, e se.. "Ah! Dannazione, dannazione" solo questo aleggiava nella mia mente, altre parole non trovavano spazio.

Qualcuno mi stava toccando il braccio, accantonai il mio garbuglio interiore, per voltarmi verso il giovane Porter che con fare ammiccante mi disse:

- C'è da dire che oggi sei estremamente silenziosa, fortunatamente abbiamo sbrigato tutta la parte burocratica quindi da domani possiamo iniziare la nostra collaborazione, sarà sicuramente interessante.. -

Mi sforzai di sorridere, mentre Elizabeth con estrema professionalità rileggeva il contratto mettendomi così al corrente che il mio incarico avrebbe avuto una durata minima di nove mesi per un massimo di un anno, seppi anche che avrei potuto recidere il contratto anticipatamente solo pagando una penale e che per ogni mese di lavoro avrei ottenuto una retribuzione veramente ingente. Era stato preventivato un incontro con la casa editrice, in modo da definire gli ultimi dettagli prima della messa in stampa della biografia.

Mi fu concesso qualche minuto per parlare in privato con il mio avvocato:

- Ottimo lavoro come sempre del resto, ti ringrazio per aver accettato un appuntamento di domenica. Grazie -

Solitamente era una donna solare e serena e vederla preoccupata mi stupì:

- Devi essere veramente sicura di quello che fai Arya, finanziariamente è un contratto vantaggioso, ma c'è qualcosa che non mi convince: ci insorgessero dei problemi potrebbero rivelarsi non tanto concilianti.. Sii prudente -

Fu il secondo ammonimento nel giro di ventiquattro ore. Parlammo cordialmente per una decina di minuti, fin quando squillò nuovamente il telefono, a rispondere fu il padre, terminò la telefonata in pochi secondi e non appena riappese ci congedò:

- Signore direi che il nostro incontro si è concluso nel migliore dei modi, avvocato è stato un piacere conoscerla, noi ci vediamo domani alle otto, Logan si gentile: accompagnale tu -

Mentre ci incamminavamo verso il centro della città, mi ritrovai a parlare del passato, del nostro primo incontro ricordando quanti ostacoli avessi avuto in quel periodo, così tante preoccupazioni affollavano le mie giornate.

I ricordi spesso sono una catena che ci ancorano al passato impedendoci di andare avanti, a volte vorrei cancellare tutto con un semplice gesto della mano, come una scritta su di un vetro appannato e ripartire da zero: una delle lezioni più importanti che ho appreso da mio padre è che nessuna casa può essere costruita senza le fondamenta e così pietra dopo pietra ho lasciato che tutti quegli episodi negativi formassero il mio carattere.

Il tragitto era giunto al termine ma non entrai in casa, bensì mi diressi al parco e passeggiai per i viali alberati le cui chiome fornivano un riparo naturale dalla calura del sole ormai alto in cielo. Con lo sguardo accarezzavo l'erba fresca, la corteccia delle piante e sfioravo l'acqua del piccolo stagno dove una coppia di cigni bianchi si muoveva in una lenta danza, si inseguivano alternandosi fra il cacciatore e la preda. Quando rincasai era pomeriggio inoltrato...

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