new job
Dopo essermi cambiata chiamai Daniel non lo avevo più sentito dopo averlo abbandonato al locale:
- Dove eri finita! Ti avrò lasciato cento messaggi ero preoccupato ho persino creduto che fossi finita il prigione! -
- Sei sempre così melodrammatico! Comunque che ne dici di venire a cena da me, non ho voglia di uscire: ordiniamo una pizza così potrò raccontarti tutto e la smetterai di essere isterico -
La sua reazione non mi sorprese lo conoscevo bene, anzi credevo che avrebbe iniziato a chiamare tutti i nostri conoscenti per sapere se avevano avuto notizie della presunta galeotta. Non dovetti attendere molto l'arrivo del mio compagno di avventure, il quale era salito sul primo taxi e in meno di cinque minuti era arrivato a destinazione. Si divideva fra Milano e la nostra città da diversi anni, adesso per mia fortuna era tornato in Toscana, sentivo il bisogno del mio amico di confidarmi con lui.
Non si gingillò in smancerie, partì subito con una delle sue sfuriate:
- Mi hai abbandonato lì da solo con quei due, senza nessuna spiegazione poi sei sparita per un giorno interno senza nemmeno avvertire! Non osare farlo mai più! Ho rischiato di farmi venire un infarto! -
Nel tentativo di farlo calmare:
- Faceva tutto parte del suo diabolico piano, ben retribuito, ma resta sempre un ricatto -
Disse solo "spiegami", così raccontai della scenata che avevo fatto all'uomo di ghiaccio e di quanto mi irritasse il suo modo di fissarmi, raccontai tutto o per meglio dire quasi. Omisi alcuni piccoli dettagli insignificanti: lo avrebbero condotto ad una errata conclusione.
- Lo vedo, LUI TI PIACE! -
Naturalmente negai indignata:
- Come può interessarmi un uomo così arrogante, che gioca con le persone, solo per mettersi in mostra. No, non sono interessata a lui ne adesso ne mai -
Rimase in silenzio qualche secondo per poi aggiungere:
- Nemmeno tu credi alle tue parole, dopo che avrete passato del tempo insieme, non potrai negarlo per molto i tuoi occhi già parlano chiaro, ti conosco non puoi ingannarmi come fai con gli altri -
Lo interruppi quasi urlando:
- Proprio perché dici di conoscermi dovresti sapere che non sarà così -
Feci un enorme sospiro che credevo non finisse mai improvvisamente l'aria che immettevo nei polmoni non era sufficiente. Mi scrutava con l'espressione di chi sa che gli si sta mentendo, dovetti ammettere che gli avevo nascosto qualcosa: gli descrissi il modo in cui mi aveva tenuta stretta a se di come il suo respiro sulla mia pelle mi aveva resa incapace di muovermi e di come vi avesse messo fine, tenni per me l'episodio dello studio quello proprio non riuscì a confessarlo: mi aveva letteralmente sconvolta e non sapevo come negare difronte a tanta evidenza.
L'arrivo della pizza mise fine all'imbarazzante resoconto e persino Daniel lasciò cadere l'argomento, o così credetti perché appena finita la cena ripartì all'attacco:
- E già, non potrai nasconderlo ancora: il termine della tua recita è più vicino di quello che pensi -
Riprese con le sue domande a raffica a cui rispondevo cercando di orientare la sua attenzione su altro, ma inesorabile proseguiva. Quando arrivò l'ora dei saluti fui sollevata che l'interrogatorio fosse terminato, solitamente bastava che gli domandassi della sua ultima conquista per distrarlo, ma quella sera niente aveva funzionato e pensare che avevo usato tutta la mia gentilezza e persuasione fallendo miseramente.
Chiamai mio padre per chiedergli un passaggio e l'indomani mattina lo misi al corrente che avevo perso il lavoro e di quello che stavo per iniziare: negli ultimi due giorni la mia occupazione principale era stata confessare errori e per il momento schivarne le conseguenze.
- Non capisco perché tu non me ne abbia parlato subito, ma almeno c'era l'avvocato con te. A proposito ho chiamato la concessionaria, l'auto sarà pronta fra una settimana -
Suonò strano persino a me non avergli chiesto consiglio prima, con lui non avevo segreti eppure quella volta non mi ero confidata e si vedeva che ne era rimasto deluso.
Recargli quel dispiacere mi rattristò, ma ero decisa a rimediare al più presto:
- La macchina non sarà pronta per un po', ti andrebbe di passare a prendermi e potremmo andare a noleggiarne una dopo se ti va -
- Certo che verrò, ma non ti conviene prenderne un'altra , ti porterò e ti verrò a riprendere finché non ti chiameranno -
Sul suo viso era tornato il sorriso, anche se cercava di mascherarlo con il suo fare un po' burbero. Proprio come Elizabeth anche a mio padre uscì con un'esclamazione di ammirazione nei confronti della casa che lentamente prendeva forma davanti a noi.
- Non ricordavo fosse così grande, chissà come l'hanno sistemata all'interno - deformazione professionale la sua ovunque andasse si domandava come avessero definito gli spazi, specialmente quando il responsabile dei lavori era stato lui. Fummo accolti dai Porter, i quali riempirono mio padre di attenzioni non appena seppero che era stata la sua impresa ad occuparsi della ristrutturazione.
- Ha ragione! Come ho fatto a non riconoscerla subito! La prego entri e mi dica cosa ne pensa dell'arredamento - così dicendo ci fecero fare il giro della casa, a sentirli non si sarebbe detto che non erano loro i proprietari, percorrevamo stanza dopo stanza ascoltarono ammirati la precisione con cui mio padre si dimostrava competente nel suo campo, ricordando ogni dettaglio strutturale. Chissà quanto tempo avevano trascorso insieme a colui che adesso era insieme alla sua cara amica, la quale se non sembrava così entusiasta della sua posizione.
Scacciai con una smorfia quelle osservazioni decisa a non lasciargli ulteriore sfogo. Arrivò il momento in cui ci mostrarono il giardino sul retro: non credevo possibile che dall'altra parte ci fosse una vista migliore rispetto all'entrata: un enorme prato si distendeva fino all'orizzonte dei nostri occhi ed ai margini del boschetto l'acqua sembrava sfiorare l'erba, pensai che per quanto fosse magnifico mancasse solo un gazebo dove concedersi un momento di pace, proprio come nello studio. Quando visitavo il cantiere il bosco arrivava fin sotto la veranda non avevo avuto occasione di poter ammirare la fine del progetto.
- All'incirca sei miglia dall'inizio del bosco c'è un laghetto in cui si può andare in barca -
Gli occhi di mio padre si illuminarono e capì cosa si stesse domandando, sembrava avercelo scritto in faccia perché Porter Junior si affrettò a dire:
- Sfortunatamente Christopher non permette a nessuno di andarci a pesca -
E con quella strepitosa vista avevamo concluso il tour panoramico della tenuta. Lo salutai e seguendo gli altri due mi accomodai di sopra, il primo a parlare fu proprio Nicholas:
- Suo padre è una persona incredibile, mi farebbe molto piacere parlare di nuovo con lui. Le spiego come si svolgerà il suo lavoro: purtroppo i miei impegni mi richiamano all'estero, inciderò su disco in modo da non dover perdere tempo. Logan rimarrà qua con lei controllando lo svolgimento del suo lavoro e potrete anche concentrarvi sui suoi interventi -
Annuì constatando che sarebbe stato più semplice e sbrigativo in quel modo e che avrei avuto l'opportunità di concentrarmi sul figlio in modo da accantonare totalmente l'argomento Reynolds. Porter senior si era portato avanti con il lavoro, infatti prima di congedarsi mi lasciò una decina di nastri sulla scrivania.
- Adesso sarai costretto a stare con me un bel po' di tempo, a proposito dove ci sistemiamo? -
- Ho chiesto a Christopher di poter usare questo studio finché lui non sarà di ritorno, poi ovunque tu vorrai: in salotto, in veranda, sul tetto, ovunque! Anche se io preferirei non dover lavorare affatto -
- Riesci sempre a sdrammatizzare tutte le situazioni -
Stavamo ridendo di gusto, finalmente un momento di serena spensieratezza, con lui le cose erano semplici, senza mistero.. e senza magia: perché l'unica cosa che vogliamo è sempre quella che non possediamo? Avrei vissuto giorno per giorno, senza aspettarmi nulla rimanendo con i piedi ben saldati a terra, senza fantasie deleterie, senza illusioni di un futuro che il mio destino non prevedeva.
Prima che potessi dire qualcos'altro estrasse una scatola da un cassetto della scrivania,
- Tieni, come augurio per il nuovo lavoro e per farmi perdonare per quello perso... -
Lo guardai con aria interrogativa: - Cos'è? -
- Aprilo e vedrai -
Senza indugiare oltre slegai il piccolo fiocchetto posto sull'angolo e sollevai il coperchio: uno sgargiante portatile giallo. Nel ringraziarlo presa dall'entusiasmo gli scoccai un lieve bacio all'angolo delle labbra fu un gesto privo di malizia almeno da parte mia, ma per lui non fu così: mi baciò tenendomi il viso stretto fra le mani, stupita mi lasciai sfiorare, sfortunatamente non erano piene e invitanti come quelle dell'uomo che nonostante innumerevoli sforzi tormentava i miei pensieri.
