L' irruzione
Mi sentì avvampare, la rabbia prese il sopravvento e senza fornire alcuna spiegazione uscì dal locale dirigendomi verso l'auto in cui avevo avuto già il piacere di salire, oltrepassai Alex e rapida come un lampo salì al posto di guida: partì sgommando, lasciandolo incredulo e sbigottito. Mi precipitai alla casa per la quale avevo fornito ottime recensioni. La strada si apriva davanti a me, avevo percorso quel sentiero molte volte, felice di vedere i progressi di mio padre, ma adesso ero persa nelle miei supposizioni. Spensi l'auto precipitandomi all'interno, trovai subito lo studio in cui lo spregevole essere stava ancora lavorando, l'ormai familiare odore dei fiori mi riportò agli avvenimenti della serata precedente e senza dargli il tempo di dire nulla inizia furente:
- Tu: miserabile uomo, con quale autorità ti sei intromesso nella mia vita, anzi sai non mi interessano le tue giustificazioni inutili, tu mi farai riavere il mio lavoro e lo farai ADESSO - usai il tono di voce più duro e freddo che riuscì a intonare, mi guardò perplesso dicendo solo "io non c'entro", ad interromperlo fu un uomo, all'incirca dell'età di mio padre e adesso erano in due a fissarmi con stupore, il secondo ripresosi dalla mia inaspettata presenza disse:
- Credo che questo inconveniente sia opera mia signorina, mi presento sono Nicholas Porter, padre di Logan e manager di Christopher. Ho incaricato mio figlio di trovare qualcuno affinché scrivesse la mia biografia e a quanto pare ha scelto lei. Mi permetta di rimediare offrendole quest'opportunità e le prometto che se al termine dell'incarico vorrà tornare al suo precedente lavoro sarà mio piacere fare in modo che le venga riassegnato immediatamente. L'avviso: nella nostra famiglia non siamo inclini ad accettare un NO come risposta -
- Zio proprio non riesci a resistere dal lanciare velate minacce alle persone, salve Arya che piacere rivederti così presto -
Maja aveva fatto la sua entrata elegantissima, invitandomi ad accomodarmi in una delle poltrone di fronte alla scrivania e dopo aggiunse:
- Prenditi pure qualche giorno per rifletterci, non c'è bisogno di farlo adesso. -
Ancora incredula della piega che aveva preso quell'incontro sentivo a malapena in sottofondo le voci di Maja e di suo zio che proponevano luoghi tranquilli in cui ritirarsi per scrivere il libro, dovevo interromperli: non potevo allontanarmi dalla città, avevo molte responsabilità nei confronti della mia famiglia e proprio quando stavo per ribattere il signor Reynolds mi anticipò proponendoci la sua casa. Nonostante fossimo in quattro nello studio, l'unica presenza che percepivo era proprio quella dell'unica persona la cui bocca aveva pronunciato si e no tre sillabe, colui che aveva osservato la scena in silenzio, senza smettere di fissarmi intensamente come se un raggio di sole mi sfiorasse delicatamente il viso eppure nella sua intensa luce non c'era il paradiso, bensì l'inferno. Dentro di me ero esterrefatta: ieri sera avevo un lavoro che adoravo, al mattino ero disoccupata e adesso che calava la notte avevo nuovamente un incarico di cui non sapevo niente a cui non ero preparata.
Scambiammo ancora qualche parola cercando di definire meglio i miei obblighi verso quest'imprevisto impegno e infine ci salutammo: iniziai dal più anziano, poi venne il turno della biondina. Lasciai intenzionalmente lui per ultimo: perché quel ragazzo mi incuteva tanta paura? Non doveva essere più grande di me di molto, al massimo un paio di anni eppure appariva così maturo, vissuto in un modo tale da inquietere quasi terrore. Ad ingigantire queste sensazioni era il fatto che fosse incredibilmente avvenente, alto e possente: il suo fisico era straordinariamente muscoloso, statuario oserei dire, il completo esaltava la lunghezza delle gambe, facendo intravedere le atletiche rotondità in tutte le sue parti. I lineamenti delicati e mascolini del volto erano incorniciati da un lieve strato di barba che gli conferiva un'aria da pirata, le labbra carnose ispiravano pensieri peccaminosi al primo sguardo, il naso era proporzionato e grazioso e infine a completare il dipinto c'erano quei grandi occhi neri estremamente espressivi con la capacità di risucchiare al loro interno chiunque ci si trovasse dentro ed in quel preciso momento era la mia la figura che intrappolavano. Vedermici riflessa mi fece vacillare, dimenticando tutto il resto, di nuovo.
Immaginai cosa avrei provato nell'essere stretta in suo abbraccio, persa fra quelle rassicuranti spalle.. Non sapevo cosa avrei detto, se lo avrei salutato da lontano o se cordialmente ci saremmo stretti la mano: fu lui a scegliere per me attirandomi a se. Quella sciocca e inappropriata domanda trovò risposta: sentire il suo alito caldo sul mio collo mi tolse il respiro travolgendomi in pieno, le mie mani che inizialmente erano rimaste distese lungo i fianchi si mossero lentamente fino a sfiorare i suoi. Non riuscivo a credere a quello che provavo, alle immagini che si insinuarono nella mia mente: corpi stretti in una presa quasi letale, grida di passione e fiamme, mura di fuoco che si stringevano tutt'intorno a noi.
Mi tenne stretta solo pochi attimi e mi scansò via con un gesto rapido e duro come fossi stata un mostro, facendomi arretrare di qualche passo colpendomi come una doccia d'acqua gelida in piena estate. I suoi repentini sbalzi d'umore mi spiazzavano: un attimo prima sembrava volesse lacerarmi la pelle con le sue sole dita e un millesimo di secondo dopo mi scagliava bruscamente lontano da se, lasciandomi indifesa.. Ringraziai che nessuno dei presenti si fosse accorto dell'avvenimento, m'incamminai verso il portico scortata dal signor Porter.
- Domani mattina alle dieci sarò a vostra disposizione per ridefinire il nostro accordo e porterò il mio avvocato per stipulare il contratto. Buona notte Signore. -
Fuori dalla porta trovai Logan pronto ad entrare, imbarazzata cercai di spiegare:
- Penserai che sia folle! Sono scappata in auto senza dirti una sola parola, non so cosa avessi in mente... -
- Non preoccuparti adesso almeno non dovrò trovare banali pretesti per poterti vedere -
- A proposito: grazie per il lavoro e per la cronaca avresti potuto semplicemente chiedermelo, sarebbe stato più facile non credi? -
- Temevo che non avresti accettato -
L'imbarazzato si scambiò di posto..
- Sono tante le cose che non conosci di me, ma avresti dovuto sapere che un favore ad un amico non lo avrei negato, a domani e chiedi di nuovo scusa a tuo padre ed al signor Reynolds per l'intrusione -
Mi aiutò a salire in auto e rimasi sola con i miei pensieri a riflettere: ero indifesa difronte a quegli occhi cupi ed indecifrabili, le sue parole erano inespressive, ma i suoi gesti erano carichi di elettricità. Nessuno aveva mai avuto un tale ascendente sulle mie emozioni nessun uomo: avrei mantenuto le distanze da lui, sebbene avessi dovuto lavorare nella sua casa, nel suo studio non avrei avuto ulteriori contatti con l'uomo di ghiaccio. Questo mi ripromisi mentre la distanza che mi separava da casa si assottigliava sempre più. Scesi dall'auto e prima di entrare bussai al finestrino:
- Mi dispiace per averti sequestrato la macchina, ti devo un favore -
- Non so perché ma non credo che sarà la prima e l'unica volta, comunque me ne ricorderò, Buona notte signorina Arya -. Ripartì facendomi l'occhiolino, divertita salì tutti e tre i piani di scale ed entrai a casa trovando Jesse seduta sul divano: le raccontai del nuovo impiego, si congratulò gioiosa, in effetti l'unica a cui non dava sicurezza l'idea di lavorare in quel posto ero io.
