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Capitolo 7 Allison

Dopo settimane è arrivato il giorno del mio matrimonio. La giovane cameriera entrò nella mia stanza ormai vuota aprendo la tenda.

"Rinfrescati Allison. I tuoi stilisti saranno qui tra poco."

Proprio quando i miei piedi toccarono terra, altre due cameriere entrarono in fretta tenendo in mano un tessuto di raso avorio. Guardai mentre appendevano ordinatamente sul retro della porta.

"Posso entrare?" La voce esitante di mio padre entrò dalla porta. Sembrava diverso. Le cameriere abbassarono lo sguardo quando lui entrò.

I suoi capelli erano ordinatamente pettinati di lato e portava uno smoking nero. Era elegante.

Mio padre guardò il mio vestito da sposa e poi guardò me.

"Tua madre ha scelto quel vestito per te." Parlò in tono sommesso nascondendo le emozioni.

Aggrottai la fronte in segno di shock. "Co ...Come?"

"Ha scelto molte cose prima che tu nascessi, incluso il tuo vestito del diploma." Era la prima volta che mio padre faceva qualcosa di significativo.

"Noa" strillò la mia matrigna. Entra nella stanza e guarda il mio vestito. "Orribile, tua madre aveva pessimi gusti. Non credi Noa?"

"Viola è solo un vestito" disse mio padre.

"Lasciaci" disse verso mio padre. "Voglio parlare con la mia figliastra."

"Non adularti, non mi importa di quel vestito.

Anastasia Argent è una mia cara amica, siamo cresciute insieme. Tua madre era gelosa della nostra amicizia.

Sei uguale a lei sai?"

I suoi occhi incontrarono i miei.

"Forse è per questo che tuo padre si è ammorbidito ultimamente, ma so quanto ti disprezza. Tu sei la ragione per cui tua madre è morta. Tua madre era debole come te." Puntò il naso in aria e se ne andò.

Gli stilisti cominciarono a prepararmi. Le parole di Venere mi perseguitavano. Stupratore. Non ero del tutto sicura se crederle oppure no.

Finalmente fui lasciata sola. Feci un respiro profondo e mi alzai dalla sedia andando allo specchio.

Il vestito abbracciava perfettamente la mia figura, lasciando una scia elegante dietro di me. Il mio velo non era né troppo lungo né troppo corto. Avevo un trucco semplice risaltando i miei occhi. I miei capelli erano legati in uno chignon basso con alcuni riccioli che mi scendevano. Quella ero io.

~~~

L'auto si fermò dopo trenta minuti di imbarazzo tra Venere e Viola la mia matrigna, non mi dissero una parola, non era da loro.

Fissai il bellissimo edificio davanti a me, era la chiesa più grande che avessi visto. Si trovava appena fuori città.

"È ora" borbottò la mia matrigna mentre si spingeva fuori dalla macchina.

Improvvisamente mi sentii a corto di ossigeno, ansimando per il respiro mentre mi trovavo di fronte alla chiesa.

Mi sentivo così persa in quel momento. Non ero sicura di come il mio corpo era riuscito a portarmi fino all'entrata della chiesa.

Feci un respiro profondo. Mi feci forza.

Non c'era niente da fare.

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