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Capitolo 03 Prima che il bicchiere cadesse

L’invito al ricevimento annuale degli azionisti arrivò la mattina seguente, dentro una busta color avorio con il marchio del Gruppo Sterling.

La signora Elena Vance è cordialmente invitata al ricevimento annuale degli azionisti del Gruppo Sterling, che si terrà venerdì sera presso l'Hotel Sterling.

Lo posai accanto all’assegno.

Cinquantamila dollari da una parte.

Un invito disperato dall’altra.

«Andrai?» chiese David.

«Certo.»

«Come Elena Vance o come ex signora Sterling?»

«Dipende da quanto ci metteranno a capire.»

Avevamo già inviato a Philip Alden, presidente del consiglio, una proposta vincolata a tre condizioni: revisione indipendente sulle acquisizioni storiche, sospensione temporanea dei poteri esecutivi di Marcus durante la verifica e consegna integrale dei documenti relativi ai Laboratori Vance.

Alden aveva risposto in meno di un’ora.

Non perché fosse coraggioso.

Perché Sterling aveva bisogno del mio denaro più di quanto avesse bisogno dell’orgoglio di Marcus.

«Isabelle sta ancora cercando Hale?» chiesi.

«Sì. E non credo per nostalgia.»

«Allora lasciamole credere di avere un vantaggio.»

David mi studiò.

«Non ti piace solo vincere. Ti piace quando l’altro ha già scelto l’arma sbagliata.»

«Ho avuto buoni maestri.»

Il venerdì arrivò in fretta.

Scelsi un abito rosso scuro, semplice, con la schiena scoperta e una linea che non chiedeva permesso. Per un anno Marcus mi aveva vista in beige, grigio perla e blu notte: colori scelti per non disturbare le fotografie di famiglia. Quella sera non avevo intenzione di risultare comoda.

Al collo portai solo il ciondolo di mia madre.

Prima di uscire, consegnai a David la copia dell’assegno.

«Sai quando usarla.»

«Sì.»

L'Hotel Sterling brillava di vetro, marmo e vecchio denaro. Quando scesi dall’auto, i fotografi cambiarono tono.

«È Elena Vance?»

«La fondatrice di Vance Capital?»

«Perché è qui?»

Camminai senza rallentare.

Nel salone, le conversazioni si abbassarono prima ancora che attraversassi la sala. Philip Alden mi raggiunse con un sorriso controllato.

«Signora Vance. Siamo onorati.»

«Presidente Alden.»

«Spero che questa sera potremo discutere in modo costruttivo.»

«La costruzione richiede fondamenta verificabili.»

Il sorriso gli vacillò.

Poi vidi Marcus.

Era vicino al palco, con un bicchiere di champagne in mano e Isabelle Chen appesa al suo braccio in un abito bianco troppo simile a un vestito da sposa per essere casuale.

Marcus parlava con due investitori, ma si interruppe a metà frase.

Mi vide.

All’inizio non capì.

Poi il riconoscimento gli attraversò il volto: prima la moglie che aveva liquidato tre giorni prima, poi il nome che tutti intorno a me sussurravano con rispetto.

Elena.

Vance.

Il bicchiere gli rimase sospeso tra le dita.

Isabelle seguì il suo sguardo e mi riconobbe. Il sorriso le si indurì.

«Che cosa ci fa lei qui?» chiese, abbastanza forte da attirare gli sguardi.

Marcus non rispose.

Io attraversai gli ultimi metri con calma.

Mi fermai davanti a lui.

Per un anno avevo dovuto interpretare i suoi silenzi; quella sera, invece, il suo volto parlava da solo: confusione, orgoglio ferito e paura.

«Elena?» disse.

Sorrisi.

«Buonasera, Marcus.»

Isabelle guardò lui, poi me.

«Vi conoscete?»

Marcus aprì la bocca.

Non trovò subito una bugia.

Io inclinai appena la testa.

«Che strano. Pensavo ti avesse parlato di sua moglie.»

Il bicchiere gli scivolò dalle dita.

Cadde sul marmo e si ruppe.

Per un istante, tutto il salone tacque.

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