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Capitolo 03

La mattina seguente Lena scese le scale un’ultima volta. Aveva già lasciato sulla scrivania di Ethan i documenti del divorzio firmati, insieme a un foglio di calcolo dettagliato che rendeva conto di ogni dollaro speso durante il matrimonio: generi alimentari, utenze e prodotti per la casa.

La somma era modesta, quasi ridicola per la moglie di un miliardario.

Al documento era allegato un biglietto:

*Ho detratto tutte le spese personali. Il saldo rimanente sul conto che avevi aperto per me è stato restituito. Le cure di Caleb sono coperte dalla Sezione 7 del nostro contratto. Grazie per aver rispettato quell’impegno. — Lena*

Non scrisse «addio».

Non scrisse «ti ho amato».

Non gli doveva né l’uno né l’altro.

***

In cucina Serena era già seduta a tavola e indossava una delle camicie di Ethan. Aveva le gambe accavallate, i capelli spettinati ad arte e sorseggiava il caffè dalla tazza preferita di Lena, quella con il manico scheggiato che Caleb aveva dipinto per il suo compleanno.

«Oh, buongiorno!» trillò Serena. «Ethan dorme ancora. L’ho sfinito stanotte.»

Le rivolse un occhiolino, lasciando che l’allusione rimanesse sospesa nell’aria.

Lo stomaco di Lena si contrasse, ma la sua espressione restò neutra.

«Spero che tu abbia dormito bene.»

«Come in un sogno», fece le fusa Serena.

Lanciò uno sguardo alla valigia accanto alla porta e i suoi occhi si accesero d’interesse.

«Vai da qualche parte?»

«Sì», rispose Lena. «Me ne vado.»

Serena posò la tazza e sul suo viso si allargò lentamente un sorriso.

«Finalmente. Mi domandavo quanto tempo ci avresti messo. Sai, io ed Ethan ne abbiamo parlato e siamo entrambi d’accordo sul fatto che sia arrivato il momento di… semplificare le cose.»

«Ne sono certa.»

Serena si sporse verso di lei, abbassando la voce in un sussurro confidenziale.

«Tra noi, Lena? Non sei mai stata fatta per questo mondo. I gala, le cene d’affari, il cognome Cross… È tutto un po’ troppo per una come te, non credi? Senza offesa.»

Lena la guardò, la guardò davvero, e per la prima volta non provò il morso dell’inferiorità.

Non provò nulla.

«Nessuna offesa», disse con calma, prendendo la valigia.

«Oh, un’ultima cosa», la richiamò Serena con voce dolce come veleno. «Ho trovato quel tuo piccolo fiore secco nello studio. L’ho buttato via. Ingombrava la scrivania.»

La presa di Lena sul manico della valigia si irrigidì.

Per tre secondi rimase perfettamente immobile.

Poi uscì senza voltarsi.

***

La discesa in ascensore le diede la sensazione di liberarsi di una vecchia pelle. Ventitré piani e, a ogni piano, Lena si sentiva più leggera.

All’esterno l’aspettava un’automobile nera. Maya era appoggiata alla carrozzeria, con le braccia incrociate e gli occhiali da sole sul naso.

«Era ora, dannazione», disse, stringendo Lena in un abbraccio feroce. «Cominciavo a pensare che avrei dovuto trascinarti fuori di lì con la forza.»

«Sono fuori», disse Lena, e per la prima volta la sua voce vacillò. «Sono davvero fuori.»

Maya la tenne a distanza di un braccio, studiandole il viso.

«Hai un aspetto terribile. Ma anche vagamente libero. Ti dona.»

Lena rise, una risata autentica, ruvida, spezzata e bellissima.

«Portami dallo studio legale. Ho un trust da sbloccare.»

Gli occhi di Maya si allargarono.

«Aspetta. Lo farai davvero? La storia della Drake Dynamics?»

«Ogni centesimo.»

Maya sorrise tanto da sembrare sul punto di spaccarsi il viso.

«Oh, Lena. Ethan Cross non ha idea di ciò che sta per travolgerlo.»

***

Mentre l’automobile si allontanava, il telefono di Lena vibrò.

Un messaggio da un numero sconosciuto:

[Signorina Drake, sono Victoria Chen, direttrice dell’ufficio legale della Drake Dynamics. Il trust dei suoi genitori ha raggiunto la soglia di attivazione. Dobbiamo incontrarla il prima possibile. Il consiglio d’amministrazione la sta aspettando.]

Lena fissò il messaggio con il cuore che batteva forte.

Era tutto vero.

Dopo anni trascorsi a nascondersi, anni passati a fingere di essere insignificante, stava per entrare nella vita costruita per lei dai suoi genitori.

Rispose:

[Domani. Alle nove.]

Non appena inviò il messaggio, ne comparve un altro, questa volta di Ethan.

[Dove sei? Mia madre viene stasera. Devi essere qui.]

Lena lo lesse due volte.

Poi bloccò il suo numero.

Nello specchietto retrovisore la Cross Tower diventò sempre più piccola, finché non scomparve del tutto.

Lena non si voltò.

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