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Capitolo 5

Quella sera, Adrian tornò.

Insistette perché salissimo sulla nave da crociera in anticipo, così da non essere di fretta il giorno seguente.

Ma quando la portiera dell’auto si aprì, Cassandra era già seduta sul sedile del passeggero.

«Cognata, soffro il mal d’auto. Non ti dispiace, vero?»

Mi sorrise dolcemente.

Aggrottai le sopracciglia, ma non dissi nulla, limitandomi a salire silenziosamente sul sedile posteriore.

Anche Adrian si accigliò, ma tacque.

Durante il tragitto, la mano di Cassandra “per sbaglio” cadeva sulla coscia di Adrian—

a volte anche più in alto.

Finsi di non notarlo, anche se le unghie mi si conficcavano nei palmi fino quasi a sanguinare.

La nave da crociera incombeva nel porto notturno come un castello galleggiante, scintillante.

«Prima le signore.»

Adrian mi porse la mano mentre salivo sulla passerella, il sorriso impeccabile.

«Grazie.»

Il mio palmo sfiorò il suo solo per un istante prima che mi ritraessi.

Anche di notte, i giornalisti ci circondavano.

«Signor Blackwood, può anticiparci qualcosa sul matrimonio?»

«Scoprirete tutto domani a mezzogiorno.»

Adrian mi cinse le spalle.

«Presto sarà la signora Elena Blackwood.»

Mi voltai verso le telecamere e annuii.

«È un onore.»

Musica sul ponte, vassoi di champagne in circolo.

Fuochi d’artificio sbocciarono all’orizzonte, strappando esclamazioni agli ospiti.

«Ti piace?»

Adrian si chinò fino alla mia altezza. «Il mondo intero ti sta guardando.»

«È bellissimo.»

Sorrisi, avvicinandomi al suo orecchio. «Anche se tira un po’ di vento.»

«Aspetta.»

Mi posò il cappotto sulle spalle, la mano che indugiava troppo a lungo.

«Non essere nervosa. Sono qui.»

Mi scusai dicendo che volevo vedere il panorama dal ponte superiore.

Annuì con indulgenza. «Due minuti. Ti raggiungo.»

Con i tacchi rosa salii gradino dopo gradino.

Poco dopo, passi alle mie spalle.

Adrian mi raggiunse, stringendomi meglio lo scialle.

«Non allontanarti. La tua vista non è buona.»

«Stavo solo guardando il mare.»

Fissai le onde nere e argentate. «Hai paura che cada?»

«Ho paura di perderti.»

Sorrise, con occhi capaci di far affogare chiunque.

Risi.

Adrian, mi hai già persa. Solo che non lo sai ancora.

Una raffica improvvisa mi fece vacillare.

Mi aggrappai alla ringhiera, socchiudendo gli occhi contro l’oscurità.

Il giorno dopo arrivò in un lampo. Appena entrai, i giornalisti mi assediarono.

«Da questa parte!»

«Sposi, guardate qui!»

«Un bacio!»

Flash dopo flash.

Il braccio di Adrian mi strinse la vita, il sorriso da manuale.

Calici che tintinnavano, fuochi che disegnavano rose rosa sul mare.

«Stanca?»

Si chinò al mio orecchio. «Tra poco torniamo in cabina.»

«Posso resistere.»

«Cognata.»

Cassandra si avvicinò fluttuando, sorriso zuccherino.

Le dita si posarono sul colletto di Adrian, lisciandolo con cura.

«Sei così bello oggi, fratello.»

Gli ospiti risero con complicità.

«Che legame fraterno.»

«Una famiglia davvero armoniosa.»

«Cassandra.»

Adrian le abbassò la mano, voce gentile. «Vai a salutare la stampa.»

«Sì, fratello.»

Mi fece l’occhiolino. «Lo prendo in prestito un attimo, cognata. Non ti dispiace, vero?»

Alzai il calice e sorrisi.

«Vai pure. Non tenerlo troppo occupato.»

«Signor Blackwood, da questa parte!»

Adrian mi strinse la mano. «Torno subito.»

«Vai.»

Lo lasciai andare.

Mi avvicinai alla ringhiera, il vento che faceva danzare il vestito.

Una dama dell’alta società rise accanto a me. «È così fortunata ad avere un uomo tanto devoto.»

«Sì.»

Annuii con educazione, lo sguardo oltre la sua spalla.

Cassandra stava sistemando la cravatta di Adrian, le labbra pericolosamente vicine alla sua gola.

«Fratello,» rise, «ripassiamo il procedimento un’ultima volta?»

«Smettila.»

Le prese la mano, ma non si allontanò.

Mi voltai verso il mare scuro ed espirai lentamente.

La vecchia me sarebbe stata sepolta lì.

La nuova sarebbe rinata da quelle acque.

Chiusi gli orecchini, le dita ancora lievemente tremanti.

Il vento si fece più tagliente, come lame che scivolavano tra le cuciture dell’abito.

11:57.

La luce del sole frantumò il mare in milioni di schegge d’argento.

Sul ponte, l’arco bianco adornato di rose rosa. Le telecamere allineate come soldati.

Il cerimoniere sorrise raggiante.

«Signore e signori, benvenuti a celebrare l’unione di Adrian Blackwood ed Elena Morgan!»

Applausi, commenti in diretta che inondavano lo schermo.

11:59.

Adrian stava sotto l’arco, mughetti tra le mani, lo sguardo ardente.

«Ti sto aspettando.»

Cassandra era poco distante, le labbra rosse incurvate, fingendo di essere solo un’invitata.

Nel backstage, indossai l’auricolare.

Una voce femminile, chiara:

«Avvio del conto alla rovescia. Dieci, nove, otto…»

Il cuore seguiva il ritmo.

«Sette, sei, cinque…»

Il cerimoniere seguì il piano che avevo predisposto.

«Su richiesta della sposa, prima del suo ingresso, ha preparato un regalo per lo sposo. Vi invitiamo a guardare lo schermo!»

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