Capitolo 02
L’intervento durò meno di un’ora e, quando mi svegliai, il dolore fisico era sopportabile, mentre quello che sentivo dentro non aveva un nome.
Rimasi a lungo con una mano appoggiata sul ventre, osservando il soffitto bianco della clinica, finché le lacrime cominciarono a scendere senza che cercassi di fermarle.
«Mi dispiace», sussurrai.
Non sapevo se stessi parlando al bambino o a me stessa.
Forse a entrambi.
Quando riuscii ad alzarmi, Riley Tate mi aspettava in un’automobile davanti alla clinica.
Anni prima gli avevo estratto un proiettile senza fare domande e, da allora, mi aveva promesso che, se un giorno avessi avuto bisogno di scomparire, mi avrebbe aiutata.
«Tua nonna partirà venerdì notte», disse mentre si immetteva nel traffico. «Una clinica di Lugano ha accettato il trasferimento e il medico responsabile ha già ricevuto tutta la documentazione.»
«Asher controlla gli ospedali di Blackridge.»
«Per questo, ufficialmente, Evelyn verrà portata in una struttura riabilitativa fuori città, mentre il trasferimento vero avverrà dopo, quando nessuno starà più seguendo l’ambulanza.»
«Quante persone conoscono il piano?»
«Io, Nora e il medico.»
«Nessun altro.»
«Sarah.»
«Nessun altro.»
Riley mi lanciò un’occhiata.
«E tu quando partirai?»
«Dopo di lei.»
«Non insieme?»
«Asher mi osserva.»
«Allora come pensi di distrarlo?»
Guardai fuori dal finestrino.
«Gli darò qualcosa di cui essere geloso.»
Riley rimase in silenzio per qualche secondo.
«Non mi piace il modo in cui l’hai detto.»
«Conosci qualcuno che sappia mantenere un segreto?»
«Dipende dal segreto.»
«Un uomo.»
Rallentò.
«Per cosa?»
«Per una notte.»
Quasi frenò.
«Stai scherzando.»
«No.»
«Sarah, esistono modi meno costosi e meno pericolosi per provocare tuo marito.»
«Non voglio provocarlo.»
«Allora cosa vuoi?»
«Voglio che guardi me mentre mia nonna lascia la città.»
Riley sospirò.
«Conosco qualcuno.»
«Affidabile?»
«Molto.»
«Discreto?»
«Se lo paghi abbastanza.»
«Quanto?»
«Più di quanto immagini.»
«Non importa.»
Prima di incontrare Matteo, andai da nonna.
Quella sera era sveglia e, quando entrai, mi guardò a lungo senza dire nulla.
«Come ti senti?» chiesi.
«Vecchia.»
Sorrisi.
«Non è una diagnosi.»
«Tu sei il medico.»
Mi strinse la mano.
«Hai pianto.»
«Sono stanca.»
«Menti male.»
Abbassai lo sguardo.
«Sto lasciando Asher.»
Nonna rimase in silenzio.
Poi disse:
«Era ora.»
La fissai.
«Lo sapevi?»
«Sapevo che ti stava spegnendo.»
«Perché non mi hai mai detto niente?»
«Perché non si può convincere qualcuno a salvarsi prima che sia pronto.»
Mi chinai e le baciai la mano.
«Ti porto in Svizzera.»
«E tu vieni con me?»
«Sì.»
«Promettimelo.»
«Te lo prometto.»
Matteo Bellini arrivò a Blackridge il giorno seguente.
Era un modello italiano che lavorava come accompagnatore di lusso per clienti abbastanza ricchi da comprare il silenzio, ma il suo modo di parlare non aveva nulla di servile; al contrario, sembrava abituato a entrare in stanze dove tutti fingevano di avere il controllo.
Ci incontrammo in un albergo.
Lesse il contratto con attenzione.
«Cinque milioni di dollari per una notte, una registrazione e la mia disponibilità a testimoniare qualora suo marito mi minacciasse.»
«Esatto.»
«Non devo fingere di essere innamorato.»
«No.»
«Non devo restare in città.»
«Partirai subito.»
Matteo sollevò lo sguardo.
«Suo marito è davvero così pericoloso?»
«Sì.»
«E lei vuole comunque farsi trovare con me.»
«Sì.»
«Perché?»
«Per dieci anni ha creduto che tutto ciò che ero gli appartenesse.»
Matteo chiuse il contratto.
«Allora direi che cinque milioni di dollari sono un prezzo ragionevole.»
La sera stessa, tornando dall’ospedale, venni bloccata in un vicolo.
Riconobbi i tatuaggi prima ancora che i due uomini estraessero le armi.
Vargas.
Una famiglia rivale.
«Il Bisturi», disse uno. «Finalmente senza guardie.»
Il primo colpo mi raggiunse allo stomaco e mi fece cadere in ginocchio, mentre il secondo uomo mi afferrava per i capelli.
«Knight ha distrutto due dei nostri depositi. Tu pagherai per lui.»
Tentai di raggiungere il coltello nascosto nello stivale, ma una frustata mi colpì il polso.
Il telefono cadde a terra.
Uno degli uomini lo schiacciò sotto la scarpa.
Poi sentii un motore.
Il fuoristrada blindato di Asher rallentò all’imbocco del vicolo.
«Asher!»
Gridai con tutta la forza che avevo.
L’auto si fermò.
Per un istante credetti che sarebbe sceso.
Il finestrino del passeggero si abbassò.
Lila era seduta accanto a lui e, quando vide il sangue, portò una mano alla bocca.
«Dio mio…»
Asher guardò me.
Poi gli uomini.
Li riconobbe.
Lo vidi nel modo in cui la sua espressione cambiò.
Avrebbe potuto scendere.
Non lo fece.
Posò una mano davanti agli occhi di Lila.
«Non guardare.»
«Ma quella donna—»
«I miei uomini stanno arrivando.»
Il finestrino si chiuse.
L’auto ripartì.
Le guardie di Asher arrivarono tre minuti dopo.
Tre minuti erano pochi, ma quando qualcuno ti prende a calci mentre cerchi di proteggere il viso sembrano un’eternità.
Mi svegliai nella camera matrimoniale.
Avevo il labbro spaccato, diversi lividi lungo il fianco e un dolore sordo all’addome, ma gli esami avevano escluso fratture e complicazioni.
La porta era socchiusa.
Nel corridoio, Victor Slade stava parlando con Asher.
«Sarah ha consultato un’avvocata e sta trasferendo la nonna.»
Il mio corpo si irrigidì.
«Tieni Lila lontana da lei», rispose Asher.
«Pensi che Sarah possa farle del male?»
«Sarah è intelligente e sa dove colpire.»
«Lila non avrebbe alcuna possibilità.»
«Per questo devi proteggerla.»
Victor abbassò la voce.
«E se Sarah tentasse di andarsene?»
Seguì un silenzio.
«Usa la nonna», disse Asher. «È l’unica persona capace di fermarla.»
Chiusi gli occhi.
Nella mia prima vita nonna era morta perché avevo sfidato Asher.
Questa volta lui aveva già pensato di usarla prima ancora di sapere del divorzio.
La porta si aprì.
Finsi di essermi appena svegliata.
Asher entrò con una cartella.
«Come stai?»
«Come una donna che hai lasciato in un vicolo.»
Il suo volto si irrigidì.
«Avevo Lila in auto.»
«Lo so.»
«Gli uomini di Vargas volevano provocarmi. Se fossi sceso, avrebbero sparato.»
«E quindi hai lasciato me.»
«Ti ho mandato aiuto.»
Risi piano.
«Che fortuna.»
Gettò la cartella sul letto.
«Vargas offre l’accesso ai suoi canali di rifornimento in cambio della pace. Devi firmare.»
Sfogliai i documenti.
«La mia aggressione è diventata un accordo commerciale.»
«Non essere infantile.»
«Quando hai iniziato a trattare?»
«Cosa cambia?»
«Volevo sapere se hai aspettato che smettessi di sanguinare.»
Il suo sguardo si fece più duro.
«Sarah, non trasformare tutto in un dramma personale.»
Firmai.
Non perché volessi aiutarlo.
Perché mancavano due giorni.
Quando uscì, chiamai Riley.
«Anticipa il trasferimento.»
«A quando?»
«Stanotte.»
«E tu?»
«Domani.»
«Sei sicura?»
Guardai la porta.
«Più che mai.»
