Capitolo 2
La mascella di Ethan si irrigidì.
I suoi occhi si fissarono sul volto di Lily — i capelli scuri, gli intensi occhi grigi, quella piccola fossetta sul mento identica alla sua.
«Chi è questa bambina?»
La sua voce era controllata, ma colsi la crepa nascosta sotto la superficie.
Il lieve tremore della mano che stringeva il bracciolo della sedia.
Attirai Lily dietro di me.
«Mia figlia.»
«E suo padre?»
«Non è un affare che la riguarda, signor Blackwell.»
La sala riunioni era piena.
Sei avvocati.
Due direttori finanziari.
Una fila di analisti che fingevano di non trattenere il respiro.
Tutti avevano visto il volto di Ethan Blackwell cambiare.
E tutti sapevano che era meglio non aprire bocca.
Ethan si sporse leggermente in avanti.
«Assomiglia a...»
«Signor Blackwell.»
Lo interruppi, mantenendo la voce perfettamente calma.
«Siamo qui per discutere dell’acquisizione o della mia vita privata?»
Qualcosa balenò nei suoi occhi.
Non rabbia.
Qualcosa di più tagliente.
Si appoggiò lentamente allo schienale.
«Continui.»
Portai a termine l’intera presentazione senza un solo errore.
Quattordici slide.
Quaranta minuti.
Un accordo del valore di duecento milioni di dollari.
Ma per tutto il tempo sentii il suo sguardo.
Non sullo schermo.
Non sui numeri.
Su Lily.
Seduta tranquilla in un angolo a disegnare farfalle con un pastello.
Quando la riunione terminò, raccolsi i miei documenti e presi Lily per mano.
«Signora Serrano.»
Mi fermai sulla soglia.
«Quanti anni ha sua figlia?»
Non mi voltai.
«Ne compirà cinque a marzo.»
Il silenzio alle mie spalle fu assordante.
Cinque anni prima, a marzo, Vivienne era uscita da quella sala parto con un solo bambino.
Me ne andai prima che potesse fare i conti.
Ma io lo sapevo.
L’orologio aveva iniziato a ticchettare.
Quella sera il mio telefono vibrò.
Numero sconosciuto.
*"Dobbiamo parlare. Scelga lei il posto."*
Fissai il messaggio a lungo.
Poi bloccai il numero.
Trenta secondi dopo arrivò un altro SMS da un numero diverso.
*"Non glielo sto chiedendo, signora Serrano."*
Spensi il telefono e tirai Lily sulle mie ginocchia.
«Mamma, perché quell’uomo continuava a fissarmi?»
Le baciai la fronte.
«Perché sei la bambina più bella del mondo.»
Lei rise.
«Più bella di zia Vivienne?»
Lo stomaco mi si contrasse.
«Sai chi è zia Vivienne?»
Lily annuì e il suo piccolo viso si fece improvvisamente serio.
«È venuta oggi a scuola.»
Il sangue mi si gelò nelle vene.
«Cosa?»
«Mi ha detto che è lei la mia vera mamma.»
