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Ho Sposato il Tuo Capo

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Riepilogo

Firmai i documenti del divorzio di lunedì. Il venerdì successivo portavo già l’anello di Dominic Blackwell: il capo del mio ex marito, la sua ossessione e l’unico uomo che Ethan Crawford avesse mai temuto. Ethan ancora non lo sapeva. Ma la mia ex migliore amica, la donna con cui mi tradiva nel nostro letto da un anno intero, sarebbe stata la prima a scoprirlo.

TradimentodivorzioIncinta e in FugaMadre Singlemigliore amica

Capitolo 01

Firmai i documenti del divorzio di lunedì. Il venerdì successivo portavo già l’anello di Dominic Blackwell: il capo del mio ex marito, la sua ossessione e l’unico uomo che Ethan Crawford avesse mai temuto.

Ethan ancora non lo sapeva.

Ma la mia ex migliore amica, la donna con cui mi tradiva nel nostro letto da un anno intero, sarebbe stata la prima a scoprirlo.

Tutto era cominciato tre settimane prima.

Ero tornata a casa in anticipo dopo un turno di dodici ore in ospedale e avevo trovato un paio di scarpe con la suola rossa accanto alla porta d’ingresso. Non erano mie. Non potevo permettermi delle Louboutin, non dopo che Ethan aveva prosciugato i nostri risparmi comuni per «investire nella propria carriera».

La porta della camera da letto era aperta. Non si erano nemmeno presi la briga di chiuderla. Ecco quanto poco mi rispettava.

Sienna Park, la mia migliore amica dai tempi dell’università e damigella d’onore al mio matrimonio, era sopra mio marito nel letto che avevo scelto all’IKEA e montato da sola perché Ethan sosteneva di essersi fatto male alla schiena.

Adesso la sua schiena sembrava funzionare benissimo.

Non urlai. Non piansi. Rimasi semplicemente sulla soglia, aspettando che si accorgessero di me.

Fu Sienna a vedermi per prima. Non trasalì neppure. Si limitò a sorridere, con quel sorriso dolce e studiato che aveva perfezionato in anni trascorsi a recitare la parte della «brava ragazza», e disse:

«Oh, Nora. Sei tornata presto.»

Come se fossi stata io a intromettermi.

Ethan si affrettò a coprirsi, ma non prima che notassi i graffi che gli correvano lungo il petto. Cominciò immediatamente a recitare il suo copione.

«Non è come sembra…»

«Sembra che tu stia facendo sesso con la mia migliore amica nel mio letto», dissi con voce piatta. «C’è un’altra interpretazione che mi sfugge?»

Sienna scese dal letto e indossò la mia vestaglia, la mia vestaglia, senza mostrare neppure un briciolo di vergogna.

«Non fare la melodrammatica, Nora. Avevamo intenzione di dirtelo. Semplicemente non sapevamo come.»

«Dirmi che cosa, esattamente?»

Ethan si mise seduto e vidi qualcosa cambiare dietro i suoi occhi. Il panico era scomparso. Al suo posto c’era qualcosa di peggiore: sollievo. Come se avesse aspettato di essere scoperto.

«Voglio il divorzio», disse.

Per poco non risi. Era seduto nel nostro letto, impregnato dell’odore di un’altra donna, e aveva l’audacia di pronunciare quelle parole come se mi stesse facendo un favore.

«Va bene», risposi.

Lo colsi alla sprovvista.

«Va bene? Tutto qui?»

«Che cosa ti aspettavi, Ethan? Che ti supplicassi?»

Guardai Sienna, che adesso si attorcigliava nervosamente una ciocca di capelli intorno al dito.

«Puoi tenerti la vestaglia. Consideralo un regalo d’addio.»

Mi voltai e uscii.

Riuscii ad arrivare fino all’automobile prima che le mani cominciassero a tremarmi. Non per la tristezza, ma per la rabbia.

Tre anni di matrimonio.

Tre anni trascorsi a fare doppi turni perché lui potesse scalare la gerarchia aziendale alla Blackwell Industries.

Tre anni a fingere di non accorgermi delle serate terminate tardi, dei «viaggi di lavoro» e del modo in cui Sienna sembrava sempre sapere di mio marito cose che io ignoravo.

Gli avevo dato tutto.

I miei risparmi.

Il mio tempo.

La mia fiducia.

E lui mi aveva ripagata trasformando la mia migliore amica nella propria amante.

Guidai fino all’unico posto che riusciva sempre ad avere senso quando nient’altro ne aveva: il tetto dell’ospedale. Durante la specializzazione andavo lì quando la pressione diventava insopportabile. Da quell’altezza la città sembrava piccola.

Anche i miei problemi sembravano più piccoli.

Il telefono vibrò. Era un messaggio di Ethan.

*Puoi tenerti l’appartamento. Farò inviare i documenti dal mio avvocato. Cerchiamo di comportarci civilmente.*

Civilmente.

Voleva comportarsi civilmente.

Stavo digitando una risposta quando arrivò un altro messaggio, questa volta da un numero sconosciuto.

*Dottoressa Ashford, scrivo dall’ufficio di Dominic Blackwell. Il signor Blackwell ha richiesto un consulto privato per una questione medica personale. Sarebbe disponibile domani alle nove?*

Dominic Blackwell.

L’amministratore delegato del mio futuro ex marito. L’uomo il cui nome Ethan pronunciava con un misto di venerazione e terrore.

Il miliardario che possedeva metà dei grattacieli della città e aveva la reputazione di essere spietato negli affari quanto riservato nella propria vita privata.

Lo avevo incontrato una volta, brevemente, alla festa di Natale dell’azienda di Ethan, l’anno precedente.

Mi aveva guardata in un modo che, per la prima volta dopo mesi, mi aveva fatta sentire davvero vista.

Poi Ethan mi aveva trascinata via, sussurrando:

«Non mettermi in imbarazzo davanti a lui.»

Adesso Dominic Blackwell voleva vedermi.

Fissai a lungo il messaggio.

Poi digitai:

*Le nove vanno bene.*