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Capitolo 1

Il punto di vista di Henry

Stavo bevendo un caffè che al mio palato sembrava disgustoso, reduce dalla sbornia di qualche ora prima e che purtroppo non avevo ancora superato del tutto. Me ne stavo a pensare alla mia inutile vita con lo sguardo perso nel vuoto, quasi affascinato da come le gocce di pioggia sbattevano instancabilmente contro la parete di vetro della cucina e poi cadevano lungo di essa così velocemente, rincorrendosi. Sembravano arrabbiate, un po' come me. Io ero sempre arrabbiata. Arrabbiata, instabile, pericolosa, il che era comprensibile visto quello che era successo. - Ah, merda! - Strinsi i denti, allontanando la tazza di ceramica dalle labbra, cercando di non pensare ad altro che alle piastrelle di marmo sopra il lavandino. Socchiusi gli occhi, non rendendomi conto di averle scelte di quel colore, il che la diceva lunga sulla mia eccessiva sbadataggine.

Anche questo non bastava a distrarmi.

Appoggiai le dita dei piedi sul pavimento, feci un giro di centottanta gradi sullo sgabello e mi costrinsi a spostare lo sguardo sullo schermo del televisore in fondo alla stanza, dove il volume era completamente azzerato. Era accesa dal giorno prima, o forse dal giorno prima ancora. I vari titoli dei notiziari dell'emittente locale scorrevano lentamente e, sebbene concentrassi lì tutta la mia attenzione, nemmeno quello riusciva a placare i miei rumorosi pensieri. Strofinai il palmo della mano sulla nuca, esercitando a volte una leggera pressione, quasi a voler alleviare un po' di dolore, anche se era inutile, perché il mio mal di testa non era un mal di testa qualsiasi. Era quotidiano, incessante, terribile, doloroso. Di quelli che mi costringevano a prendere molti antidolorifici, troppi, per fermare il dolore.

Optai piuttosto per l'alcol.

Ho sorriso.

Non avevo mai pensato a qualcosa di più stupido.

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