Capitolo 2 Allison
"Dove cavolo sei stata Allison?" La mia matrigna sogghignò, con il naso a punta all'insu' e i capelli chiari raccolti ordinatamente raccolti in uno chignon, senza una ciocca fuori posto. "Ti sei persa la cena e non osare pensare che te lo dia la cameriera." I suoi occhi blu ghiaccio si rivolsero a Malìa, mandando anche a lei un avvertimento. La mia matrigna non si preoccupò nemmeno del mio stato. Perché ero sorpresa?
Ero stata mandata in camera mia, ma lei non sapevo che ero sempre felice quando mi mandava in camera mia.
Da come era vestita la mia matrigna, sapevo che doveva avere degli ospiti in arrivo.
Caddi sul letto e lasciai uscire un lungo sospiro sconfitto. Il mio corpo mi faceva ancora male per le botte che avevo ricevuto.
Sentii bussare velocemente alla porta e trasalii per il rumore improvviso. Malìa entrò di corsa tenendo un piatto sotto un grande tovagliolo. Il suo corpo fragile si avvicinò a me. Le mie labbra si sollevarono in un grande sorriso quando Malìa posò il piatto sul letto. Mi guardò mentre divoravo la cena, i suoi occhi cercavano di nascondere la sua pietà. Malìa mi cullava spesso raccontando storie su mia madre finché non mi addormentavo.
Mia madre proveniva da una famiglia molto ricca. Suo padre era un uomo d'affari di successo. Mi chiedevo spesso quale era la ragione per cui mio padre l'ha sposata.
Mia madre era gentile e bella, aveva un animo gentile, organizzava molti eventi di beneficenza. È morta dandomi alla luce e per questo che mi odio per questo. Avrei voluto non nascere, almeno sarebbe viva.
Tre settimane dopo la morte di mia madre mio padre sposò la sua lontana cugina Viola. La mia matrigna aveva un figlio del suo precedente matrimonio, Alex. Un anno dopo aver sposato mio padre diede alla luce mia cugina Venere.
Non ricordavo nemmeno di essere addormentata quella notte. Malìa amava cantare per me, la sua voce mi calmava in un sonno tranquillo, ma non per molto, gli incubi mi trovavano sempre. Molte percosse derivavano da mio padre perché svegliavo tutti nel cuore della notte.
"Ragazza idiota saresti dovuta morire insieme a tua madre" mi diceva. Quella era la mia vita.
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Un pomeriggio stavo vagando in cucina da sola, era il posto dove mi sentivo sicura oltre alla mia stanza. Tirai l'acqua dal frigo e rimasi senza fiato quando chiusi la porta del frigo. Mio cugino Alex era di fronte a me con occhi che mi scrutavano il mio viso. Era troppo vicino.
"Alex mi hai spaventa..." la mia voce uscì tremolante. Qualcosa di lui mi faceva sentire sempre a disagio. Alex è cominciato a diventare molto muscoloso con il passare degli anni, aveva capelli biondi e occhi blu sempre pieni di mistero. Non sapevo mai cosa pensava.
"Sono solo io Allison" sussurrò nel mio orecchio e mi mandò un brivido gelido lungo la schiena. Chiuse il piccolo spazio tra di noi e cominciò a palparmi. Mi uscì uno strillo attutito quando chiuse la mia bocca con la sua mano.
"Shh... Non comportarti come se non mi volessi. So come mi guardi, vuoi che ti tocchi."
Doveva essere uno scherzo perverso. Si leccò le labbra guardandomi e premendo la sua erezione contro la mia coscia. Rimasi sotto shock cercando di non piangere. Chiusi gli occhi per la paura. Quando riaprii gli occhi Alex aveva un sorriso malizioso e subdolo sulle labbra che non avrei più dimenticato.
Dopo quel giorno Alex era presente nei miei incubi. Sapevo che ad un certo punto sarebbe venuto da me. Niente sarebbe stato lo stesso da quel giorno.
