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La Gita

"Bene ragazzi, ora che ho finito di interrogare vorrei parlarvi della gita a Parigi che faremo a Marzo."

Già alla parola gita la classe esultò, ma quando realizzammo che sarebbe stata a Parigi, non potemmo credere alle nostre orecchie.

"In quanto coordinatore della vostra classe, sarò io ad accompagnarvi."

Uooo, questa si che è una notizia!

Sorrisi a quelle parole. Una settimana a Parigi con il prof Lewis. Cosa potevamo chiedere di meglio?

"Prof, quali altre classi ci saranno?" chiese Lily. Ovviamente voleva sapere se ci sarebbero stati anche i suoi amici di quinta.

"Alcune quarte e alcune quinte, non so di preciso. Chiedete ai vostri amici."

Passammo tutta la mattinata a immaginarci sedute a un café sugli Champs-Élysées, sorseggiando un cappuccino e mangiando croissant e pan au chocolat. Sarebbe stato un sogno. Quello stesso giorno scoprii che anche la classe di Jack sarebbe venuta. Ero felice, insomma, dovevo esserlo...

I mesi che ci separavano dalla gita passarono velocemente. L'euforia delle prime settimane di relazione si affievolì velocemente col passare del tempo: io e Jack iniziammo a essere sempre più distanti. Ci vedevamo sempre di meno, e sentivo che anche quel poco di affetto che c'era tra noi stava svanendo. Lui era sempre nervoso e io, francamente, non riuscivo a capirne il motivo. Ogni volta che gli chiedevo cosa succedesse, perché stresse male, o se fosse a causa mia, finivamo prontamente per litigare. E la cosa mi faceva stare male, perché prima di tutto lui era mio amico, e avrei fatto qualunque cosa per farlo stare bene. Ma in quel modo, purtroppo, il nostro rapporto stava lentamente decadendo. Pensai che la gita sarebbe stata un'ottima occasione per stare insieme e ritrovarci. E così il giorno della partenza finalmente arrivò. Mi svegliai presto, feci una doccia e finii di preparare la valigia. Controllai la lista delle cose da portare milioni di volte. Non avevo intenzione di dimenticare nulla.

Ancora incredula che stessi per partire per la città dell'amore, salutai entusiasta i miei genitori e mi incamminai verso scuola, dove ci aspettava il pullman che ci avrebbe portati in aeroporto. Incontrai Jack davanti scuola. Mi salutò con un bacio e notai immediatamente quanto sembrasse più sereno. La gita ci avrebbe fatto sicuramente bene.

"Allora ragazzi, ci siete tutti?"

Sentii la voce del prof Lewis alle mie spalle. Salutai velocemente Jack e raggiunsi la mia classe. Osservai il prof: indossava una t-shirt nera attillata, che gli andava leggermente stretta e lasciava scoperte le sue possenti braccia. I suoi splendidi occhi erano coperti da degli occhiali da sole, che lo rendevano ancora più attraente. In poche parole, un gran figo. Fece l'appello, poi fece un cenno alla professoressa Stevens. Lei si avvicinò a lui, sbattendo più che eccessivamente le ciglia, e iniziarono a parlare. Cercai di ascoltare la conversazione senza farmi notare.

"Mark, tutto a posto?"

"Certo cara, tutto alla grande. Partiremo tra un quarto d'ora." disse, poggiando la mano sulla sua schiena. Quel "cara" mi fece ribollire il sangue. Quanto la detestavo! Ma soprattutto quanto detestavo che parlasse con lui! Stavano forse insieme? Che orrore!

"Speriamo che queste pesti non ci daranno troppo a cui pensare."

"Lo faranno di certo." rispose lui. "Ma sono sicuro che ci sarà da divertirsi."

"A che tipo di divertimento ti riferisci?" chiese allora lei, con tutta la sfacciataggine di questo mondo, non curandosi affatto di essere indiscreta. Decisi che le mie orecchie ne avevano avuto già abbastanza e mi allontanai da lì, raggiungendo le mie amiche. Dopo pochi minuti l'autista caricò le nostre valige sul pullman e ci fece salire. Salii per ultima e tutti i posti erano già stati occupati. L'unico libero era davanti, proprio accanto al prof Lewis. Mi sorpresi del fatto che non ci fosse la Stevens accanto a lui, ma poi capii che lei sarebbe stata con la sua classe in un altro pullman. Normalmente la cosa mi avrebbe fatto piacere, e anzi inizialmente non mi dispiacque affatto. Poi mi ricordai che il viaggio per arrivare all'aeroporto sarebbe durato un'ora. Una fottutissima ora vicino a lui, senza sapere di cosa diavolo parlare. Mi salì il panico, ma non avevo alternative.

Ma sì... puoi anche stare zitta, no?

"Jones, venga, si può sedere qui." mi chiamò Lewis, incitandomi a prender posto accanto a lui, vedendomi esitare davanti alla vista del pullman completamente pieno.

"Certo." risposi timidamente.

Mi sedetti mentre lui stava già tirando fuori dalla sua borsa un libro. Tirai un sospiro di sollievo, perché se si fosse messo a leggere non avrei dovuto parlargli. Così presi le cuffiette dallo zaino e iniziai ad ascoltare la mia playlist. Durante il viaggio di tanto in tanto lo osservavo, ma appena mi accorgevo di essere notata cercavo di distogliere lo sguardo. Stavo davvero cercando di andare avanti, di togliermelo dalla testa. Ma lui era lì a pochi centimetri da me, le sue braccia muscolose e nude sfioravano le mie, al confronto infinitamente esili. Non potevo evitare di pensare a quanto tutto ciò fosse così dannatamente eccitante.

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