Capitolo 02
Quella notte non dormii.
Rimasi seduta in una tavola calda aperta ventiquattr’ore su ventiquattro, a tre isolati dal nostro appartamento, fissando il messaggio finché le parole non cominciarono a confondersi. La cameriera mi riempì la tazza di caffè quattro volte senza che glielo chiedessi; aveva occhi gentili e probabilmente pensava che fossi una senzatetto.
Forse lo ero davvero.
Alle sei del mattino chiamai lo studio legale. Un uomo di nome Gerald Fletcher rispose al secondo squillo, come se fosse rimasto ad aspettare la mia telefonata.
«Signora Wentworth», disse, pronunciando il mio cognome con un peso e un rispetto tali da farmi quasi piangere di nuovo. Nessuno mi chiamava così da anni. «La cerchiamo da molto tempo.»
«Mia nonna aveva disconosciuto mia madre», dissi senza emozione. «Perché avrebbe dovuto lasciarmi qualcosa?»
Seguì una pausa.
Poi, con dolcezza, Gerald rispose:
«La signora Wentworth ha modificato il testamento sei mesi prima di morire. Ha lasciato tutto a lei, e soltanto a lei. Ha anche scritto una lettera. Credo che sarebbe meglio se venisse nel nostro studio.»
Accettai di incontrarlo quel pomeriggio.
Quando tornai nell’appartamento per fare una doccia e cambiarmi, Vanessa dormiva nel mio letto. La vedevo attraverso la porta socchiusa della camera, rannicchiata sotto il mio piumone, con i capelli scuri sparsi sul mio cuscino.
Liam era in cucina e preparava la colazione.
Uova e pane tostato.
La mia colazione abituale.
Eppure, quando riempì il piatto, lo portò verso la camera.
Per lei.
Si accorse che ero ferma sulla soglia soltanto perché gli bloccavo il passaggio.
«Oh», disse. «Sei tornata.»
Oh.
Come se fossi una vicina entrata per errore nell’appartamento sbagliato.
«Devo fare una doccia.»
«Fai in fretta. Vanessa ha una visita medica alle nove e avrà bisogno del bagno.»
Qualcosa dentro di me si incrinò, in modo lieve e silenzioso, come una frattura che non avverti subito e che comincia a fare male soltanto diverse ore dopo.
Feci la doccia in quattro minuti e mi cambiai in due. Non mi presi nemmeno la briga di asciugare i capelli: ci avrebbe pensato l’aria gelida di dicembre e, forse, il freddo mi avrebbe impedito di provare qualsiasi altra cosa.
Mentre stavo uscendo, Liam mi chiamò alle spalle.
«Elise. Dobbiamo parlare stasera. Della nuova sistemazione.»
La nuova sistemazione.
Intendeva le condizioni del mio allontanamento: quanto spazio mi sarebbe stato concesso in casa mia, in quali orari avrei potuto usare la cucina e se mi sarebbe stato ancora permesso di esistere in sua presenza oppure se quel privilegio appartenesse ormai soltanto a Vanessa.
«Certo», risposi senza voltarmi.
L’ufficio di Gerald Fletcher si trovava al quarantaduesimo piano di un edificio di Midtown davanti al quale ero passata centinaia di volte senza mai alzare lo sguardo.
Era un uomo sui sessant’anni, dai capelli argentati e dall’aspetto impeccabile, dotato dell’autorità discreta di chi aveva amministrato per molto tempo i segreti di persone estremamente potenti.
Fece scivolare una lettera sulla scrivania.
La busta era color crema.
Il mio nome era scritto con una grafia tremante.
*Elise,*
*mi sono sbagliata su tua madre. Ho sbagliato a permettere che il mio orgoglio mi costasse una figlia e una nipote. Non posso cancellare ciò che ho fatto, ma posso lasciarti quello che possiedo. Usalo bene. Usalo liberamente. E non permettere mai, mai a nessuno di farti sentire insignificante.*
*Tua nonna,*
*Margaret*
Premetti la lettera contro il petto e piansi.
Gerald aspettò con pazienza. Quando riuscii a ricompormi, dispose i documenti davanti a me.
«Il patrimonio è considerevole», disse. «La Wentworth Industries opera nei settori immobiliare, tecnologico e dei mezzi di comunicazione. Adesso lei possiede il cinquantuno per cento della società. Il consiglio di amministrazione è stato gestito da una direzione provvisoria, ma i suoi membri sono… impazienti di conoscerla.»
«Non sanno chi sono?»
«Nessuno lo sa. Sua nonna ha mantenuto segreta la sua identità. Persino il consiglio conosce l’erede soltanto attraverso un codice fiduciario.» Fece una pausa. «Signora Wentworth, può rivelarsi quando desidera. Oppure non farlo mai.»
Pensai a Liam.
A Vanessa con indosso la mia vestaglia.
Al divano.
«Non ancora», dissi.
Gerald annuì, come se si fosse aspettato quella risposta.
«C’è un’altra cosa», aggiunse. «Di recente la Wentworth Industries ha acquisito una partecipazione del trenta per cento in una società tecnologica emergente chiamata Prism Digital.»
Sbatté le palpebre.
«Prism Digital?»
«Sì. Credo che lei conosca il fondatore.»
Lo stomaco mi si contrasse.
Prism Digital era l’azienda di Liam, quella che cercava di costruire da tre anni e che io avevo contribuito a finanziare con i miei risparmi.
Adesso possedevo il trenta per cento del sogno di mio marito.
E lui non ne aveva la minima idea.
