realtà o finzione?
Si presentò puntuale alla mia porta con uno sgargiante completo verde molto simile ad una di quelle mele dal sapore aspro ma gustoso esattamente come colui che lo indossava:
- Non immagini cosa è capitato: si è scoperto che la sposa aveva una relazione clandestina con l' amante del marito: ti rendi conto? Sono rimasto a bocca aperta persino io! Quella famiglia era folle. - Mi mostrò come aveva addobbato la chiesa, arredata ovunque con nuvole di organza dalla porta alle sedute fin sopra l'altare come fossero una cascata. Il triangolo amoroso era saltato fuori la sera della cena di prova dove erano volati insulti, sedie e bottiglie di vino:
- Cosa avrei dato per vedere quella scena! - esclamai divertita,
- Oh io ero presente e credimi mi sono dovuto nascondere sotto il tavolo per ripararmi, erano completamente impazziti nessuno escluso, persino i genitori degli sposi si sono spintonati, di certo non lo dimenticheranno quel giorno!! - risi immaginando quegli strani momenti. Fortunatamente l'indomani avevo la giornata libera così avremmo potuto trascorrerla insieme e fu esattamente quello che facemmo: dopo aver fatto colazione uscimmo diretti verso il centro per fare un giro per le vetrine. Adorava lo shopping a me non disdegnava e poi niente era paragonabile al reparto maschile di un negozio di abbigliamento: bei ragazzi gentili e disponibili che assecondavano ogni tua richiesta, cosa chiedere di più?! Rientrammo a pranzo solo per liberarci dagli acquisti: era stata un'uscita proficua per entrambi avevo trovato un completo da lavoro "ottico" o almeno così lo definì l'uomo mela rifornitosi di scarpe per ogni occasione. Aveva persino rimediato un appuntamento con il commesso dell'ultimo negozio in cui eravamo passati, guardarli flirtare era stato divertente, un susseguirsi di grandi ammiccamenti e poche parole. Forse era quello il segreto per portarsi a casa un uomo: meno chiacchiere e più fatti. Nonostante le mie proteste ritornammo a fare compere anche dopo il break:
- Hai bisogno di un costume da bagno nuovo! L'estate è iniziata e mi devi una gita al mare, quindi niente scuse prendi la giacca e usciamo su sbrigati -
Erano anni che temporeggiavo rimandando la nostra vacanza in spiaggia anno dopo anno, ma adesso che i miei problemi si stavano attenuando non avevo più scuse, dopotutto una breve fuga dalla quotidianità non poteva che giovarmi. Ci dirigemmo al negozio di intimo e una volta arrivati mi costrinse a entrare tirandomi per la borsa:
- Muoviti altrimenti penseranno che voglia rapinarti! -
- Uffa, sei veramente insopportabile quando ti ostini in queste missioni insensate. -
- L'unica cosa insensata che vedo è il tuo comportamento infantile. -
Sotto costrizione provai tutti i modelli del magazzino, finchè estenuata e consapevole che non si sarebbe arreso cedetti scegliendone uno con grandi nastri intrecciati a formare una ragnatela. Presi quello scuro per poi scoprire una volta uscita che nella busta si era insinuato tutto l'arcobaleno:
- Ti avevo detto che ne prendevo solo uno, adesso capisco perché le commesse ridacchiavano, sei incredibile! -
- Mi ringrazierai quando il prossimo week end ce ne staremo in spiaggia a conoscere bei bagnini abbronzati, zitta e cammina -
Era inutile non riuscivo a rimanere arrabbiata con lui, mi restava impossibile: aveva un modo di fare e di parlare a cui non resistevo, ironicamente gentile ma forte, lo adoravo. Passeggiavamo tranquillamente, quando ad un tratto percepì una strana sensazione come se ci stessero osservando, mi voltai per pura curiosità alla ricerca della provenienza di quell'impulso giusto per assecondare la mia paranoica visione del mondo: non mi ero sbagliata ad un centinaio di metri dietro di noi qualcuno ci stava fissando,
- Guarda, c'è quel ragazzo dell'incontro e credo stia venendo qui - esclamò Daniel che seguendo il mio sguardo aveva notato "lo stalker". Dannazione era veramente diretto nella nostra direzione, forse ci sarebbe solo passato accanto superandoci, invece ci si piazzò proprio difronte: abbozzai un sorriso del tutto impreparata a quello scontro. Quando i nostri occhi si incrociarono un lieve formicolio mi percorse la schiena infastidendomi visibilmente, fu il fusto al mio fianco ad infrangere quell'imbarazzante silenzio:
- Tu sei un pugile non è vero? Ti ho riconosciuto! Io sono Daniel, lei è... -
Si è perso? Parlando attirai il suo irritante sguardo su di me, rimase a fissarmi per qualche secondo prima di confermare la sua identità: il suo nome era Christopher, inspiegabilmente volevo mettere più distanza possibile fra noi, farlo andare via. La sua altezza, la sua prestanza fisica mi facevano desiderare di fuggire: provavo paura.. ma di cosa? Non era quello il luogo o il momento migliore per interrogarsi sulla natura di quei pensieri, dovevo solo trovare una scusa per stroncare quel disarmante dialogo. Estrassi la cartina che mi portavo appresso per le emergenze: e la nostra era un'enorme emergenza!
- Anche voi siete forestieri! Avete già visitato qualche museo o siete appena arrivati? - esclamò come divertito il gigantesco uomo.
- No noi siamo di qui, dimmi dove devi andare che ti accompagniamo. -
Ma perché doveva essere così maledettamente gentile? Non riuscì a fare a meno di fulminarlo con lo sguardo, cercando di mantenere il controllo della situazione incalzai:
- Allora signor Christopher dove vuole recarsi? -
Non distolsi mai lo sguardo da Daniel pregando che notasse la mia supplica e trovasse il modo di liberarci dall'intruso. Quell'ingrato traditore mi ignorò completamente proseguendo il discorso:
- Sembra che oggi la mia amica abbia del tutto dimenticato le buone maniere, lei è Arya e ci farebbe davvero molto piacere accompagnarti ovunque tu voglia.. -
Non potevo credere che stesse flirtando così sfacciatamente con un'estraneo: era veramente instancabile! Fortuna che non gli interessavano gli uomini troppo muscolosi, sarebbe stata la mia prima domanda, una volta uscita da quella strana situazione. Prima che potesse illuminarci con la sua meta gli suonò il cellulare e arretrando rispose, dandomi l'occasione di interrogare il mio amico:
- Non avevi dichiarato che non ti piaceva, che assomigliava ad uno scimmione? E poi un po' di contegno stai esagerando! -
- Mi sbaglio o sei gelosa? - rimasi allibita, stavo per ribatter ma l'altro tornò mettendo così fine al nostro scambio di idee. Si scusò con noi dicendo che aveva un appuntamento di lavoro proponendo di rimandare il 'giro turistico' ad un altro giorno. Finalmente concludemmo quella conversazione disastrosamente imbarazzante, ma con Daniel le cose potevano complicarsi in un attimo ed infatti..
- Ti lascio il mio biglietto così appena sarai libero ci possiamo vedere. - Chi se non lo spilungone al mio fianco poteva lasciare il proprio numero ad uno sconosciuto? Nel tentativo di troncare ulteriori contrattempi gli porsi la mano in segno di saluto: mi aspettavo una stretta vigorosa da uno con la sua corporatura, invece il suo tocco fu sfuggevole come se il solo di sfiorarmi gli provocasse la nausea. Salì su un taxi sparendo nel traffico, non so spiegare perché ma presagivo che non sarebbe stata l'ultima volta, avrei rivisto ancora quell'uomo. Rimasti soli ripresi da dove eravamo stati interrotti poco prima:
- Di cosa dovrei essere gelosa sentiamo? Di uno che non sa nemmeno salutare una ragazza? Hai visto come mi ha guardata, nemmeno gli avessi pestato un piede, voi uomini siete assurdi! - esordì seccata.
- Quando generalizzi solitamente sei arrabbiata e dimmi cosa ti ha infastidito di più il fatto che gli abbia dato il mio indirizzo o che lui non abbia chiesto il tuo? -
- Sei ridicolo, uno come lui non è assolutamente il mio tipo. -
- Beh vediamo è alto, ha le spalle più larghe che abbia mai visto, gli occhi scuri, vestito con giacca e cravatta di pomeriggio, se non sbaglio sono tutte caratteristiche della tua interminabile lista e non ho potuto fare a meno di notare che le gambe non sono l'unica cosa che fasciava quel suo completo elegante.. -
- DANIEL! Sei incorreggibile! -
In effetti almeno fisicamente parlando rispecchiava alcuni punti del mio elenco. Avevo stilato quella lista poco prima del divorzio dei miei: mi dissi che mai avrei permesso a qualcuno di ferirmi nel modo in cui quella donna aveva fatto con mio padre e posi dei limiti, confini insormontabili per chiunque.
