la cena
Lo sportello si aprì, scesi con ancora il telefono in mano e rimasi affascinata dal luogo in cui ero: una bellissima costruzione nel mezzo di un bosco veramente magico. Aveva un'aria fiabesca e familiare, tutto fu chiaro: l'impresa di mio padre si occupò della ristrutturazione della tenuta, quante volte ero stata lì accompagnandolo durante i lavori e il risultato era magnifico. Svelai così il mistero sull'identità del proprietario, sebbene ci avesse lavorato per oltre un anno l'uomo con cui mio padre aveva avuto contatti non era il padrone di casa: il gigante possedeva quell'incredibile villa. Vedendomi assorta nell'ammirare il paesaggio, l'uomo accanto a me esordì:
- Ha sempre questo effetto… -
La sua affermazione mi strappò da quel momento di distrazione, la prima cosa a venirmi in mente fu "perché sempre?": ovviamente quel piccolo angolo di paradiso era il nascondiglio dove portava le sue conquiste, avrei voluto fargli presente che già lo conoscevo, ma avrei dato inizio ad una serie di interrogativi e non ne avevo assolutamente la pazienza, proseguendo con il suo discorso aggiunse:
- Appartiene al signor Reynolds da pochi anni, l'acquistò per i suoi... -
Il telefono della macchina squillò e finalmente mi lasciò riprendere fiato.
- Concluderemo il discorso un'altra volta.. -
Stavo analizzando tutte le possibili sfaccettature di quella conversazione quando aggiunse, - Ricordi: niente è mai come appare... -
Perché dirmi proprio quelle parole? Perché adesso? Ero impegnata ad aggrovigliarmi con domande apparentemente senza senso quando lo stupore tornò a dipingersi sul mio viso mentre constatavo che quella non era più una casa bensì una reggia. Mi colpirono tutti quei deliziosi dettagli architettonici che trasudavano d’ispirazione: si sentiva la poesia di Canova negli affreschi che esattamente come raffigurava nelle sue sculture emanavano una fragile sensualità, l'eleganza dell'arredamento era messa in risalto dal profumo inebriante dei narcisi che aleggiava nell'aria. Narcisi, non poteva esserci fiore più adatto per quell' ambiente.
Fui accompagnata ad una sfarzosissima tavolata la cui lunghezza era tale da far credere di essere in due stanze separate, dalla finestra si godeva una vista ammaliatrice: davanti a me si apriva un panorama mozzafiato, come dipinto su una cartolina.
Il mio accompagnatore mi accolse sorridente sussurrando:
- Sei incredibilmente bella, sono senza parole. -
- Tutto merito di Daniel, il vestito è una sua creazione. -
Mi sfiorò la schiena e circondandomi la vita con un braccio mi accompagnò dal resto degli ospiti. Sentì nuovamente quel brivido lo stesso che avevo avvertito quel pomeriggio in centro, mi voltai per scorgerlo sulla soglia della porta intento ad osservarmi, di nuovo. Passare poi alla sua dama: una bellissima bionda forse una modella, era veramente stupenda. L'altro continuava a studiarmi come se si aspettasse che all'improvviso mi spuntassero due enormi corna sopra la testa, non distolse mai lo sguardo neanche per un attimo e questo m'irritò ancora. Logan riprese le presentazioni e quando venne il mio turno esordì fissandolo con la sua stessa intensità:
- È un piacere rivederla signor Reynolds, le faccio i complimenti per la splendida casa. -
- Niente paragonato a lei signorina Arya, è meravigliosa stasera. -
Temetti di diventare rossa per l'imbarazzo: non era possibile che lo stesse pensando veramente, no lui si stava burlando di me fingendo cortesia, non poteva essere altrimenti.
Fece capolino il maggiordomo distogliendo l'attenzione dalla mia faccia visibilmente paonazza, annunciando che la cena sarebbe stata servita a breve invitandoci ad accomodarci: fortunatamente eravamo situati lontani, ai poli opposti della lunga tavola da pranzo. Logan parlava, ma io ero assorta in uno dei miei momenti di riflessione: ipotizzavo cosa avrebbe potuto dirmi Alex prima della telefonata, da quanto tempo queste persone si conoscessero, qual'era la storia che li univa. Mi stupì di me stessa rendendomi conto di quanto mi desse fastidio il solo immaginare che fra loro poteva esserci di più. Il barbaro uomo dall'aspetto elegante chiese se poteva avvicinarsi con la sua dama a noi e il suo fin troppo gentile amico annuì senza interrompere il suo interminabile resoconto.
Si alzò sistemandosi proprio di fronte a me, riprendendo a fissarmi come se adesso oltre alle corna dovesse spuntarmi anche una coda. Ero a disagio mentre cercavo di mostrarmi interessata alle parole lievemente soporifere del mio oratore. Il monologo terminò, ma non ebbi il tempo di assaporare il silenzio che l'osservatore parlò:
- Vedo che è pensierosa questa sera, si aspettava qualcosa di diverso? -
- Decisamente no, Logan mi aveva informata. - Mi affrettai a rispondergli.
- Non mi è sembrata particolarmente attenta alle sue parole però. -
Non sembrava intenzionato a lasciar cadere l'argomento, così tentati di ironizzare:
- Mi sono lasciata distrarre dalle sue in effetti -, diversamente dagli altri non rise, anzi continuò imperterrito la sua ricerca delle mie anomalie fisiche.
- Come ha conosciuto mio cugino signorina Argenter? - Era stata la sua ragazza, Maja a parlare.
- Mi chiami Arya la prego. Sul lavoro, come saprete è uno dei finanziatori dell'A.T.A. (Associazione Tutela Ambiente), io sono la segretaria del direttore. -
- Credevo frequentasse compagnie d'altro genere, visto il suo look -, disse indicando i miei tatuaggi, che nonostante il vestito erano ben visibili. Cercai di apparire indifferente alle parole di lei, mi ricordò però che la gente giudica sempre gli altri dal proprio aspetto. Una ragazza tatuata viene inopportunamente considerata disinibita, senza principi morali o membro di qualche banda criminale. Non si soffermano a pensare che dietro quell'inchiostro ci siano delle profonde cicatrici.. Scacciai quel senso di inadeguatezza, consapevole che l'apparenza non aveva niente a che fare con quello che ero.
- Balliamo? - così dicendo Logan mi fece alzare, mentre il suo amico inserì un disco degli intramontabili anni '90, ballavamo come se fossimo dentro un locale. Il cd si bloccò e la modella chiese al cugino di accompagnarla a prendere il dolce interrompendo quel momento di svago, riluttante la seguì.
Stavo per rimettermi a sedere quando vidi l'estraneo avvicinarsi a me, con le note di una romantica canzone in sottofondo. Sembrava la regia di una commedia: "e lei rimase immobile mentre un cavaliere mascherato le porgeva la mano: i loro occhi si incrociarono ed il tempo rallentò", e come nella finzione del film accadde fra di noi. Ci ritrovammo uno di fronte all'altro avvolti da un'atmosfera ai limiti della realtà, appoggiai titubante la mano sopra il suo braccio e lo sentì irrigidirsi, si avvicinò ancora di più facendomi sentire il suo profumo di uomo: così virile eppure allo stesso tempo delicato, inebriando i miei sensi. Intensificò la presa costringendomi a muovermi lentamente quasi ondeggiando, mi sfiorò la schiena e io rabbrividì. Un fremito ancor più intenso mi pervase quando spostò il viso sul mio collo: ero incapace di pensare, stregata da sua sensuale danza.
Mi scansò bruscamente quando in lontananza si sentirono delle urla di scherno:
- Adesso non saremo disturbati da nessuno la notte è ancora giovane - esultò la biondina sfoggiando un malizioso sorriso.
- Temo di dover rientrare fra poco, Jesse mi aspetta a casa. - Dovevo andarmene, non pensavo ad altro che ad allontanarmi da lui.
- Tieni amico, la tua ragazza è stata così gentile da concedermi un ballo, ma ho dimostrato di essere un pessimo ballerino, che ne dite ci godiamo il dessert? -
Possibile che mi fossi immaginata tutto? Era stato solo frutto della mia fantasia? Io e lui avevamo davvero danzato con tanta attrazione? E cosa significava? Ad appesantire l'ambiente ci pensò Maja, la quale mi sommerse di domande, cercavo di rispondere il più gentilmente possibile, ma alla notizia del divorzio dei miei la sua sete di notizie s'intensificò: era un' argomento che non avrei affrontato con lei, con nessuno di loro, stava per superare il limite così per troncare ulteriori intromissioni dissi schiettamente:
- Ci sono eventi che nessuno può impedire, il destino decide per noi, non si lasciò scoraggiare e proseguì imperterrita, nonostante le mie risposte fossero vaghe altri ricordi cupi riaffiorarono in superficie unendosi agli altri. - Christopher spazientito dall'argomento poco interessante mise fine a quella tortura, mentre lo guardavo ringraziandolo per l'aiuto inconscio datomi, il suo amico si alzò di scatto per tappargli la bocca cercando di evitare che venisse raccontato un divertente episodio sul loro passato. L'atmosfera mutò radicalmente quando mi alzai per rispondere ad una chiamata,
- Dimmi cosa c'è? -
- Volevo solo sapere come procede la serata -, mi alzai con Logan alle mie spalle, senza voltarmi mi diressi verso la porta, soffermandomi per salutarlo:
- Ti ringrazio ancora per la cena e avevi ragione la vista è stata magnifica -, più o meno tutta...
- A volte Christopher è imprevedibile, è difficile comprenderlo e fidarsi di lui. -
- Non credo che ci rivedremo ancora, quindi non ci saranno problemi. Buona notte. -
Lo salutai con un lieve e fugace bacio sulle labbra: non aveva nulla a che vedere con la complicità provata fra le braccia dell'altro.
