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Prologo

09.06.₂₀₁₆ ᴏʀᴇ notte piena ₁₂﹕₀₀ ᴄɪʀᴄᴀ

Ʋυσтα

La notte non era fredda a luglio. Ma mai come quella notte lo era stata. Avevo di fronte a me lo sguardo freddo e distaccato di James Von König. Era un uomo d'affari molto famoso a New York e raccontavano anche oltre. Ed io lo avevo incontrato sul mio cammino un mese prima.

Era tanto che andavo al Crowne lounge. Ogni venerdì andavo lì e cantavo una cover ed a eseguire una canzone scritta da me, avevo il mio discreto successo visto che quella era una passione ed avere un pubblico fisso e che mi ammirava mi faceva piacere.

Poi quel famoso aprile avevo conosciuto James, avevo sentito ed avvertito il suo sguardo su di me per tutta l'esibizione e quando avevo terminato di cantare il famoso imprenditore mi aveva chiesto di bere insieme.

Avevo accettato, non era la prima persona che mi offriva da bere quindi mi sentivo tranquilla. James mi aveva fatto un paio di domande, aveva provato a conoscermi ed io imbarazzata rispondevo a monosillabi. Non ne capivo il motivo, solitamente ero più spigliata. Poi lui mi chiese di volermi conoscere e lì restai sbaldordita.

Sapevo che al Crowne al sabato si esibivano delle ballerine e che forse la davano via anche facilmente, ma io non ero una di quelle. Buttai avanti il mio drink e lo guardai.

"No mi dispiace ma non sono quel tipo di persona." Mi alzai per andare via, non volevo nulla da lui che in risposta mi prese la mano. Mi sentii attraversare da un brivido e lo guardai alzando la voce sulla musica assordante. "Non mi tocchi più. Non voglio uscire con lei." Gli dissi andandomene di corsa.

Ecco, era iniziata così! Ero tornata a cantare il venerdì successivo e quello dopo ancora. Come sempre avevo trovato durante la mia esibizione James ad osservarmi per tutto il tempo, dopo l'ultima volta però presi provvedimenti. Andai da Jim il buttafuori e gli chiesi che non volevo lui ci fosse durante le mie esibizioni. Mi metteva a disagio e non ne capivo il motivo.

Finalmente quella sera quando andai ad esibirmi non trovai James tra gli spettatori. Così serena presi a cantare ed abbozzai anche qualche passo su una canzone più leggera e movimentata. Stavo bene e la serata non si poteva concludere meglio.

Dopo lo spettacolo presa la mia chitarra andai come sempre a prendere un cocktail con una delle ragazze che si esibiva con me al venerdì ed insieme a serata conclusa uscimmo ognuna diretta a casa sua.

Ci separammo alle nostre macchine e mentre lei metteva in moto io riposi la chitarra nel cofano. Lo chiusi ed entrai in auto anch'io, mi apprestai a mettere in moto ma la macchina non partì. Era strano, avevo fatto benzina. Perché non andava?

Con una smorfia aprii l'auto e feci per scendere e controllare il motore.

Ma in un attimo mi sentii braccata, presa per le spalle e sbattuta sul sedile posteriore dell'auto che si chiuse dietro di me. Non ero sola in auto!

"Ti ho tolto la benzina così saremo soli io e te." Riconobbi quella voce, l'avevo già sentita anche se in quel momento era più impastata... sentii l'alito di chi parlava vicino al mio viso e fui colpita dal tanfo di alcol mentre le mani dell'uomo scivolavano sulle mie gambe.

"Lasciami... lasciami stare!" Dissi, volevo urlare ma non sentivo fiato in gola e nel frattempo l'uomo si prese ciò che gli avevo negato in quel mese. Mi sbottonò i pantaloni insinuandosi tra le mie gambe e strappandomi gli slip.

"Lo senti?" Chiese mentre avvertivo che mi faceva sua. "Mi senti dentro di te? Il tuo corpo Nathalie mi vuole. Come io voglio te."

"Non è vero? Non è così!" Singhiozzai mentre affondava dentro di me.

"Ancora ti rifiuti? Sei bella, anzi sei bellissima e non te ne accorgi. Ed ora sei mia."

"La bellezza... la bellezza va al di là di un bel viso. E tu non mi conosci e vuoi farmi del male."

"No... non è male. È passione ed oblio. Sei tu nel posto giusto. Sotto di me. Voglio che tu goda di me Nathalie."

"Non voglio... non voglio..."

Si prese il mio corpo. E con esso la mia anima e quando tutto fu finito mi sentii semplicemente sola e vuota, in lacrime sul sedile della mia auto incosciente, senza capire più nulla...

***

Non so cosa successe poi... non so come tornai a casa. Sapevo solo che la mia auto si trovava nel parcheggio della mia abitazione. Sapevo che qualcosa di brutto mi era accaduto e sapevo anche chi era stato.

Salii nel mio appartamento, Kaylee, mia sorella, non c'era per fortuna, mi sentivo distrutta ed avevo voglia di piangere e di pulirmi. Una volta nella vasca lanciai un urlo straziante e presi a piangere mentre cercavo di pulire i segni di un uomo che non volevo... che non avevo voluto.

Luglio era caldo... ma per me era solo gelido e vuoto, così come mi sentivo io. Andai a sdraiarmi sul mio letto e li rimasi in posizione fetale fino a quando non mi sentii sfiorare una spalla... tremai e fuggii. Poi vidi il viso di April preoccupato che mi guardava sconvolta. Indicò il cellulare, mi stava chiamando dalle sette di mattina ed era mezzogiorno. Non le avevo risposto quindi era venuta a cercarmi... ecco, non avevo sentito neanche il campanello, per questo aveva usato la chiave che le avevo dato.

Non le dissi nulla, scossi solo la testa e ripresi a piangere come una bambina che si era sbucciata il ginocchio.

April mi strinse a me non riuscendo a capire ciò che mi accadeva, non era da me comportarmi così e sapeva che c'era qualcosa che non andava, lo aveva sospettato nel momento stesso in cui non avevo risposto al telefono. Mi conosceva troppo bene April, ci conosciamo da quando a sedici anni avevo solcato la porta della classe cui ero stata assegnata una volta trasferita a New York. Ad April Johnson ero subito piaciuta e lei a me, ed ora dopo più di dieci anni il nostro legame era solido ed indissolubile, eravamo indispensabili l'una all'altra e lei aveva capito che avevo bisogno della mia persona: April.

Tremavo... di paura, di vergogna e anche di vendetta. Mi chiedevo cosa avessi fatto di male per meritarmi quella violazione. Il tempo era passato ma non ne avevo avuto cognizione.

April si strinse a me ed inizió a coccolarmi ed a calmare il mio umore instabile. Ed io piangevo.

Piangevo ancora di più!

Voleva sapere, voleva aiutarmi ed io non sapevo come avrebbe potuto farlo. Mi sentivo completamente vuota.

Strinsi le mani intorno al mio corpo in un abbraccio che mi chiudeva al mondo. Spaventata, delusa ed umiliata. Cosa raccontarle? Che qualcuno si era preso il mio giovane corpo? Scossi la testa ammutolita, sapevo che April voleva solo aiutarmi ma non volevo parlare e dar voce a quello che era accaduto. Così lo avrei reso ancora più reale di quello che era stato. Volevo dimenticare... dimenticare ed uscirne.

Le presi la mano che carezzava i miei capelli e la strinsi allontanandola da me. Non era questa la mia intenzione, non volevo allontanarla.

Strinsi la sua mano e me la portai con me sul ventre e poi più giù... la poggiai sul mio pube e scoppiai a piangere... ancora urlai ma il coraggio di parlare non riuscivo a trovarlo. Non ancora! Lei avrebbe capito, April avrebbe capito quel mio gesto.

Lasciai la sua mano e mi strinsi la mia al pube, a volerlo coprire, difenderlo e nasconderlo al mondo. Volevo nascondermi del tutto e quelle lacrime non aiutavano.

Sentii April stringermi ancora più forte con fare rassicurante per poi emettere un suono gutturale seguito dal suo tono dolce.

"Scordati che io ti lasci qui da sola. Ti aiuterò Nat, ne usciremo vedrai ed io sarò al tuo fianco"

Ascoltai la mia amica che sapevo mi sarebbe stata sempre vicino. Non avevo bisogno di chiedere lo sapevo e basta. Lo avrebbe fatto proprio come io con lei.

Purtroppo nonostante le sue parole non sapevo cosa fare. Non c'era alcun modo per sentirmi pulita perché in quel momento era così che mi sentivo, sporca ed usata. Carezzai la guancia ad April e scossi la testa amareggiata.

"Non so cosa fare... non lo so. Non voglio tornare più al locale. Ho chiuso con quel posto. Voglio stare qui, io ed io da sola. Mi è concesso no?"

Dissi cercando il suo appoggio. Volevo starmene chiusa tra le quattro mura di casa mia al sicuro, ed ero convinta che ci sarei stata bene. Sapevo che non potevo cancellare quello che era accaduto e che avrei potuto pagare delle conseguenze se non avessi reagito, ma non ora.

"Racconterò tutto a Summer quando tornerà dal suo viaggio. Non voglio tenerle segreti. Poi andremo dal nostro avvocato, è suo amico. E denuncerò tutto."

Affermai a quel punto. Non volevo che quella violenza restasse impunita quindi avrei fatto tutto ciò che potevo pur di stare e sentirmi bene.

Guardai April ed andai ad appoggiarmi sulla sua spalla ripetendole le stesse cose di poco prima.

"Per ora voglio stare qui. Mi prendo una pausa anche dal lavoro. Non ce la faccio ad uscire."

La mia era una reazione forse esagerata ma April mi appoggiò restandomi accanto. Non mi lasciò quella sera, né il giorno dopo, quando mia sorella tornò a casa dal suo viaggio di lavoro. April mi fu accanto fino a quando non decisi di raccontare tutto a Kaylee. Quando lo feci un grosso macigno sembrò sollevarsi dal mio stomaco, mia sorella anche se più piccola di me prese subito in mano la situazione.

"C'è Adrian il mio amico. Si è appena specializzato in legge penale e può difenderti, devi fargli causa Nathalie non puoi tenerti tutto dentro come fanno tante altre donne. Dopo starai meglio."

Acconsentii anche se riluttante a denunciare James ed una volta incontrato il giovane avvocato ed avere parlato con lui avevamo deciso una linea da seguire. Intanto sotto consiglio dell'avvocato avevo inoltre contattato anche una psicologa che avrebbe potuto aiutarmi.

***

Il tempo scorreva e luglio passò mentre io tra gli incontri con la dottoressa Aileen Jurgens e quelli con l'avvocato, iniziavo a trovare la forza di uscire di nuovo di casa. C'era da lavorare, mi disse Aileen, anche se a parer suo mi stavo riprendendo benissimo. Avere vicino il sostegno di April, mia sorella e le altre due nostre amiche socie della Dream's event fu sicuramente fondamentale.

Eppure quando settembre arrivò e giunse il momento di presentarmi in tribunale persi quella sicurezza che stavo di nuovo acquisendo. La mia causa che sarebbe dovuta essere in tribunale di lì ad una settimana era stata rifiutata per mancanza di prove. Lo stesso Jeremy Queen capo dello studio dove lavorava Adrian Wells mi aveva avvertito.

Non c'erano prove esaurienti ad incolpare Von König dello stupro, nessuno aveva visto e sentito ed io avevo lavato via probabili prove subito dopo la violenza. Agli occhi della legge l'uomo era un esponente della società irreprensibile, non solo ben visto per la sua carica presso le Von König industries. Ma anche con dei valori solidi che dimostrava partecipando a manifestazioni di solidarietà ed appoggiando le associazioni sugli abusi e le violenze.

"Miss Winter le dirò, se vuole continuare per questa strada potrebbe passare lei dalla parte della cattiva. Aver voluto fare tutto per un minuto di notorietà, vuole davvero rendere tutto pubblico ed andare in appello? Nel momento stesso in cui deciderà di farlo tutti i media potrebbero farle pubblicità nella buona e nella cattiva sorte. È questo che vuole?" Mi disse, mi spiegò anche di come potesse influire negativamente su di me il fatto che avessi conosciuto James in un locale notturno. Per quanto cantassi solo in quel posto le male lingue avrebbero potuto benissimo accusarmi di ben altro.

Non ero una santa, non lo ero mai stata. Avevo ventotto anni e come ogni giovane donna avevo avuto le mie storie che fossero state belle o brutte. Ma non ero una sgualdrina e non volevo che la gente pensasse questo di me e che tutto quello per cui stavo lottando mi si rivoltasse contro.

Seguii così il consiglio di Jeremy Queen e lasciai andare la causa, dicendogli comunque che le accuse da parte mia sarebbero rimaste.

Pagai l'uomo ed ormai rassegnata raggiunsi casa, dovevo prendere una decisione sulla mia vita e presto. Volevo mettermi tutto alle spalle e sapevo che l'unica soluzione per me era lasciare New York per un po' e mettermi tutto alle spalle.

Andai quindi in agenzia ed aspettai che Caroline, April, Kaylee e Michelle fossero presenti. Dissi loro che avevo bisogno di una pausa e chiesi se era possibile andare via per un po', ero la cake Catering dell'agenzia ed il grande del lavoro per me era sempre da dicembre ad agosto. Sapevo che avevano bisogno di me, eppure avevo dato tanto per l'agenzia, era stata una mia idea. Ma adesso era il momento per me di andar via per un po'.

Le mie amiche e mia sorella restarono sorprese ma non dissero nulla se non acconsentire, mi abbracciarono e mi chiesero dove sarei andata, di farmi comunque sentire e di tenerle aggiornate. Dissi loro che sarei tornata a Londra per un po', e che poi avrei raggiunto la mia amica Lena a Dubai, ed ero sicura che mi avrebbero protetta tutti e che solo così mi sarei ripresa…a Londra avevo un tetto sotto cui stare ed occhi che vegliavano su di me anche se il nonno non era mai stato così comprensivo.

Speravo di ritrovare un po' anche la bambina che era in me nei luoghi della mia infanzia. Avevo bisogno si di cambiare aria, ma avevo sopratutto bisogno di ritrovare Nathalie.

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